pastore tedesco
GEAPRESS – Continua a suscitare polemiche la vicenda del cane Argo, il pastore tedesco finito con una fucilata lo scorso 2 novembre. Un nutrito cartello di associazioni ha infatti organizzato un corteo che si è svolto sabato scorso a Grosseto. Giustizia per Argo, è stato ripetuto dai manifestanti, ma in realtà i possibili sviluppi processuali potrebbero non andare nella direzione voluta dagli animalisti.

Da verificare, verosimilmente, le versioni dei proprietari del cane e del cacciatore che avrebbe alzato il fucile scambiando il povero Argo per un cinghiale. Una ipotesi, questa, che sembrerebbe essere  ritenuta plausibile anche se si dovrà probabilmente riscontrare il tutto alla luce della ricostruzione dei fatti. Di certo un elemento in più che non può che rinfocolare la polemica sulla sicurezza nel corso dell’attività venatoria.

Secondo indiscrezioni provenienti da fonte degna di nota, il reato dal quale il cacciatore si appresterebbe a doversi difendere non è però il maltrattamento di animali (544/ter) con l’aggravio della morte, bensì l’articolo 638 del Codice Penale (Uccisione e danneggiamento di animali altrui). Questo perché il cacciatore avrebbe messo in atto una condotta non dolosa, le uniche, cioè, imputabili per l’applicazione dei reati di maltrattamento ed uccisione.

L’articolo 638 del Codice Penale, prevede pene più lievi rispetto a quello del maltrattamento, nell’ipotesi di un numero di animali uccisi inferiori a tre. In questo caso, tra l’altro, si procede tramite querela della persona offesa.

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