GEAPRESS – Aveva piazzato la trappola per catturare ricci (specie protetta della legge) nel terreno del figlio che di professione fa la Guardia Forestale. Lui, invece, è un selecontrollore, ovvero un cacciatore autorizzato ad abbattere anche in periodo di divieto generale, animali come cinghiali e caprioli.

Cacciatore, cioè, con tanto di porto d’armi e che, in base all’attuale legge sulla caccia, potrà continuare ad esserlo. Per avere ritirato il porto d’armi (solo per i reati venatori più gravi) occorre infatti una condanna divenuta definitiva, oppure il Decreto penale di condanna ma solo se esecutivo. Se trattasi di abbattimento di specie protetta, invece, bisogna che vi siano due condanne definitive, e solo per avere sospeso il porto d’armi. Molti reati venatori, inoltre, sono oblabili.

Alla vista delle Guardie del WWF, il cacciatore selecontrollore ha cercato di occultare il tutto con delle frasche di olivo. E’ stato denunciato per l’esercizio di caccia in periodo di divieto, oltre che per l’uso di mezzi di caccia non consentiti. Essendo un cacciatore, non è stato invece possibile denunciarlo per il più potente reato di furto al patrimonio indisponibile dello Stato. La legge sulla caccia protegge la categoria ed in questo caso il reato è contestabile solo ai bracconieri senza licenza di porto d’armi uso caccia.

Il denunciato ha ammesso che la gabbia serviva a catturare ricci, ma nulla ha detto sul successivo uso. Le esche, però, fanno pensare ad una trappola multiuso. Ceci, piselli, una zucca e un pezzo di carne. Insomma, utile per attirare fauna di vario tipo.

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