volpe laccio
GEAPRESS – Continua l’opera dei volontari di Golfo Aranci (OT), per tentare di salvare la fauna selvatica minacciata dai micidiali cappi-trappola in filo di acciaio. Dopo il ritrovamento della volpe finita tra atroci sofferenze nella morsa del cappio (vedi articolo GeaPress ) nuove trappole sono state trovate nei dintorni della stessa area, appena fuori Golfo Aranci.

A darne comunicazione è Patrizia Sale, volontaria dei luoghi.

“Ho trovato tre lacci a non più di trenta metri dal luogo ove è morta la volpe – spiega la volontaria – ma un mio conoscente  ne ha trovati altri poco distante“.

Il laccio, altro non è che un cappio in filo di acciaio disposto lungo i camminamenti della fauna. Quando l’animale rimane bloccato, lo attende una lunga e dolorosa agonia. Il cappio, infatti, può prendere per il collo, un arto o l’addome. In quest’ultimo caso la morte arriva per rottura del diaframma. La fine più straziante arriva, però, per la presa dell’arto. La morte, infatti, sopraggiunge meno velocemente del soffocamento (quando cioè vengono presi per il collo) e della rottura del diaframma. Il cappio inizia a stringere sempre più sull’arto, non arrivando subito a ledere funzioni vitale. Gli animali, tentando di scappare, peggiorano di fatto la situazione. Sono stati documentati casi di arti amputati, trovati al laccio. Ovviamente, in questi casi, un animale selvatico non ha quasi nessuna possibilità di potere sopravvivere.

Credo che il problema sia sottovalutato – riferisce la volontaria di Golfo Aranci – e a nulla sono valse le segnalazioni che ho fatto. Intanto, in questo modo, gli animali continuano a morire“.

La legge  italiana vieta l’uso di tali mezzi di caccia, ma le pene, come tutti i reati venatori, non sono particolarmente significative. Lacci, tagliole, reti per uccellagione ed altri strumenti di tortura, sono purtroppo molto diffusi nel panorama venatorio illegale italiano.

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