GEAPRESS – E’ stato confermato dalla magistratura il sequestro dei due falchi lanario operato domenica scorsa dal Servizio Cites del Corpo Forestale della Regione siciliana, a Geraci Siculo, in provincia di Palermo (vedi articolo GeaPress).

Stante indiscrezioni pervenute sarebbe confermabile quanto già denunciato dalla LIPU, ovvero che i due animali erano provvisti di anello di riconoscimento tagliato, malamente ripristinato e riferibile ad altri soggetti. I due falchi lanari, secondo quanto rilevato dagli esperti, apparterrebbero alla sottospecie europea. Animali che, comunque, devono essere provvisti della necessaria documentazione Cites, attestante il regolare possesso.

Stante quanto rilevato dagli inquirenti, il falconiere era invece provvisto di un solo attestato, a quanto pare di alcun valore di legge. Una carta privata attestante la provenienza da altro noto falconiere, anch’egli partecipe, come l’indagato, di numerose trasmissioni televisive.

Secondo quanto si è avuto modo di apprendere, entrambi gli animali sarebbero risultati di età ben inferiore rispetto a quella attestata, fatto che potrebbe far presupporre, oltre che alla provenienza illecita, un vero e proprio riciclo, almeno per quanto riguarda l’uso degli anelli.

Recentemente i Servizi Cites del Corpo Forestale dello Stato e della Regione Siciliana, avevano scoperto nei pressi di Catania, un vero e proprio laboratorio clandestino dove venivano lavorati gli anelli (vedi articolo GeaPress). In quella occasione, il dott. Ciro Lungo, Direttore del Servizio Cites Centrale di Roma, aveva sottolineato l’esigenza di poter avere a disposizione strumenti investigativi più efficaci oltre che una norma di legge più adeguata a contrastare quella che appare essere come una vera e propria organizzazione criminale.

Purtroppo i reati venatori, così come quelli in violazione della normativa Cites, sono esclusivamente di contravvenzione. Reati deboli, insomma. Privi di grandi stimoli investigativi ma in compenso ricchi di pene irrisorie.

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