GEAPRESS – La sua difesa è pagata dallo Stato. Il pastore boscaiolo di Borzonasca (GE), la cui condanna per avere ucciso alcuni lupi è stata confermata questa settimana dalla Corte d’Appello di Genova, nulla pagherà per il (doppio) processo nel quale è risultato colpevole. Anzi, è girata pure la voce che voglia ricorrere in Cassazione. Gratuito patrocinio, ovvero assistenza legale fornita dallo Stato per chi non è in grado di sostenere spese. Paghiamo noi, insomma, anche in favore di chi è poi risultato colpevole di avere ucciso due dei sei lupi i cui denti vennero trovati nella collana che si portava appesa al collo.

Denti di ben sei lupi. Per due di loro si riscontrarono le responsabilità dell’imputato. Uno dei due animali, inoltre, venne trovato con il cranio privato del volto. Il lupo così amputato venne sistemato innanzi alla casa cantoniera della Provincia, non molto distante da dove abitava l’imputato. Una sfida, che probabilmente contribuì ad aumentare i sospetti che già si nutrivano sul personaggio.

Nell’agosto del 2008 arrivò la svolta, dettata dalle scrupolose indagini della Polizia Provinciale di Genova. Lui, il pastore boscaiolo già noto per altri “epici” racconti, era stato anche vice-caposquadra dei cacciatori cinghialisti di Borzonasca. Il luparo finì denunciato per numerosi reati tranne che per il furto al patrimonio indisponibile dello Stato. L’appartenenza alla categoria dei cacciatori gli valse l’impunibilità. Una incredibile concessione al mondo della caccia, che esclude i suoi aderenti dal giudizio per i reati di furto, anche nelle ipotesi di aggravante, e ricettazione. Anzi la legge sulla caccia non prevede neanche l’immediato ritiro della licenza del porto di fucile uso caccia. Questo provvedimento, nel caso in questione, venne comunque adottato grazie agli altri reati contestati, ovvero quelli relativi al possesso irregolare delle armi. Le aveva occultate in campagna, pronto ad utilizzarle in periodo di caccia chiusa. Armi e munizioni non denunciate furono inoltre scoperte nel corso della perquisizione domiciliare. L’Autorità di Pubblica Sicurezza, tramite la locale Stazione dei Carabinieri, provvide a ritirare la licenza, così come già al momento dell’operazione tutte le armi e munizioni vennero poste sotto sequestro dalla Polizia Provinciale. Non corrisponderebbe pertanto al vero che il pastore boscaiolo sia ancora in possesso della licenza, fatto divenuto pure oggetto di appello al Questore di Genova.

Martedì scorso la Corte d’Appello di Genova ha confermato la condanna in primo grado emessa nel gennaio 2011 dal Tribunale di Chiavari (GE). Condanna a 7 mesi di arresto (con la condizionale) per i reati connessi alla detenzione abusiva di polvere da sparo e 62 munizioni, all’omessa custodia di un fucile e cartucce a pallettoni, e all’uccisione di alcuni lupi appenninici avvenuti in aree limitrofe al Parco Regionale dell’Aveto. Venne altresì condannato a pagare 6.000 euro alle tre parti civili oltre a 1500 euro per spese processuali. L’ex cacciatore, con patrocinio gratuito, però ricorse. Ora la successiva condanna ed il probabile nuovo ricorso in Cassazione che, salvo dichiarate vincite al Superenalotto, avverrà a spese dello Stato.

L’indagine della Polizia Provinciale di Genova, che valse il premio nazionale “Pettirosso” della LIPU per la migliore indagine antibracconaggio dell’anno, si avvalse di tecniche innovative quali, ad esempio, l’esame di DNA sui resti organici trovati nei denti dei lupi che costituivano la collana del bracconiere. Due animali vennero così esattamente individuati. Uno era quello della testa orrendamente sfigurata.

Nulla da dire su un principio nobile, quale quello previsto dalla nostra Costituzione, di garantire il patrocinio gratuito ad un imputato con scarse disponibilità economiche. Ha diritto alla difesa e se non ha soldi, provvediamo tutti noi. Qualche perplessità ad ogni modo rimane.

Ad esempio, ci si potrebbe chiedere come tale disponibilità verrà interpretata da un soggetto sul quale fioccano non solo formidabili racconti (forse da lui stesso diffusi), ma anche l’altro “epico” episodio del lupo sfigurato sistemato innanzi ad una proprietà dello Stato. L’ormai ex cacciatore ha non solo ucciso dei lupi (specie particolarmente protetta dalla legge) ma ha voluto mostrare il risultato della sua operazione. Un atteggiamento, tutto sommato, tipico del bracconiere. Un povero animale ucciso a pallettoni, al quale sono state spaccate le ossa del cranio, separate dal resto della testa e soggette all’estrazione dei canini. Poi la sfida.

Sempre in questi giorni ha suscitato perplessità apprendere come il mafioso di Trapani Vincenzo Virga, imputato per il delitto del giornalista Mauro Rostagno e con pesanti condanne alle spalle, si sia dichiarato nullatenente ed abbia chiesto il patrocinio gratuito. “La beffa”, hanno titolato i giornali. Come vivrà il patrocinio gratuito dello Stato lo sfidante uccisore di lupi (dello Stato)?

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati