GEAPRESS – Quei lacci-cappio erano già stati segnalati dagli Agenti Provinciali di Genova del Commissariato di Ponente. Tracce di precedenti catture di cinghiali e caprioli. Una morte atroce che sopraggiunge per soffocamento, oppure per rottura del diaframma se il nodo scorsoio del laccio metallico stringe l’animale per l’addome. In alcuni casi, il malcapitato può arrivare a provocarsi l’amputazione dell’arto. Più tenta di scappare, più il laccio stringe sulla ferita.

Il cappio viene sistemato nei luoghi abituali di passaggio degli ungulati ed il bracconiere, solitamente, controlla periodicamente le trappole, ripristinandole, o se danneggiate, riparandole spesso in loco. La Polizia Provinciale di Genova ha così iniziato le perlustrazioni e gli appostamenti nelle alture sovrastanti Terralba, nel Comune di Arenzano. Veniva così individuato un uomo che ogni mattina si recava a controllare le trappole, avendo cura di disseminare nei luoghi il granturco per attirare caprioli e cinghiali. Tutto documentato, con le fotografie scattate utilizzando un potente teleobiettivo. Poi l’appostamento finale ed il fermo del bracconiere, un uomo di 67 anni di Arenzano denunciato alla Procura della Repubblica per i reati di caccia di frodo in periodo di divieto venatorio generale, nonché per l’uso di mezzi di cattura proibiti.

La Polizia Provinciale di Genova, ha visto recentemente coronarsi con la condanna del bracconiere, un’altra importante operazione antibracconaggio che aveva come oggetto una … collana! Fatta di denti di lupo raccolti da uno scellerato individuo risultato poi colpevole dell’uccisione di due dei sette animali entrati, grazie alla collana, nell’indagine. Per concludere l’istruttoria si rese necessario anche l’esame del DNA (vedi articolo GeaPress). (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).