GEAPRESS – Nel retrobottega teneva una stanza, opportunamente occultata, dove erano detenuti decine di animali appartenenti a specie di avifauna protetta ma anche comuni canarini d’allevamento. Cardellini, calandre, fringuelli tenuti in spazi ristretti e senza autorizzazione in un negozio, peraltro, che dall’esterno tutto poteva indicare eccetto che la detenzione di animali. Le Guardie per l’Ambiente e i militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Altamura (BA) sono così intervenuti denunciando l’allevatore anche per furto al patrimonio indisponibile dello Stato. Un reato sicuramente molto più forte rispetto a quelli venatori che prevedono un analogo divieto, sebbene molto più blando, da applicarsi solo a chi fornito di licenza di caccia. In pratica la legge esclude, solo per i cacciatori, alcuni articoli del Codice Penale.

Gli animali di Altamura erano comunque detenuti da parecchi anni, tanto da non far ritenere opportuno disporre la liberazione. Sul destino deciderà la Procura della Repubblica di Bari.

Sebbene è verosimile supporre che l’allevatore, ora denunciato, intendesse far riprodurre cardellini con canarini domestici (gli ibridi acquistano valori notevoli), la detenzione di avifauna selvatica per il canto non è un fenomeno molto diffuso in Puglia.

Secondo Pasquale Laterza, responsabile delle Guardie per l’Ambiente, il fenomeno dell’uccellagione in Puglia è più che altro al servizio dei bracconieri napoletani. Soprattutto nel foggiano, secondo Laterza, agiscono dei canali di collegamento con gli uccellatori napoletani che in grande quantità acquistano in molte regioni italiane.

Proprio ieri, peraltro, le Guardie del Corpo Faunistico Zoofilo Campano, congiuntamente alla Polizia di Stato hanno compiuto un sequestro di avifauna protetta in via Gianturco a Napoli. Nel fuggi fuggi generale che ne è conseguito, decine di uccelli appartenenti sia alla fauna protetta che domestica, sono stati abbandonati in strada. Un nuovo intervento di repressione che cerca in qualche maniera di arginare un fenomeno sicuramente favorito dalla scarsa valenza della pena.

Gli uccellatori napoletani sono arrivati a costituire solide teste di ponte finanche in Toscana. Nel settembre scorso il Nipaf del Corpo Forestale di Livorno (vedi articoli GeaPress), scoprì alcuni uccellatori di Napoli ormai residenti nella provincia che si dedicavano proprio all’uccellagione per rifornire il mercato campano.

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