richiami vivi II
GEAPRESS – Con una delibera che diventerà effettiva a ottobre, due impianti di cattura Friulani potrebbero riprendere a catturare merli, cesene e tordi attraverso l’utilizzo di reti. Lo comunica l’associazione Animalisti Friuli Venezia Giulia che ricorda che in tal maniera verranno potenziati gli allevamenti destinati alla riproduzione di richiami vivi.

Gli allevamenti friulani, come dichiarato nel BUR n. 31 del 3 agosto 2016, “non risultano in grado di soddisfare la richiesta proveniente dai soggetti esercitanti l’attività venatoria”, pertanto è stato ritenuto “necessario” introdurre questa deroga. Obiettivo dell’intervento è il “potenziamento degli allevamenti destinati alla produzione di richiami vivi per l’attività venatoria“.

Animalisti Friuli Venezia Giulia sottolinea però come il 23 luglio 2015 è stato approvat0 il Ddl n. 1962 recante disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea (Legge Europea 2014). L’Articolo 21 della Legge Europea poneva fine all’uccellagione con reti della pubblica amministrazione, a seguito della Procedura di infrazione n. 2014/2006, avviata dalla Commissione europea ai danni dell’Italia in quanto nelle Regioni Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana la cattura di sette specie di uccelli (Columba palumbus, Turdus pilaris, Turdus philomelos, Turdus iliacus, Turdus merula, Vanellus vanellus e Alauda arvensis) mediante l’utilizzo di reti era stata autorizzata ed attuata in violazione della direttiva 2009/147/CE (‘direttiva Uccelli’) che invece vieta espressamente la cattura degli uccelli attraverso tali reti.

Eppure il mondo venatorio Friulano avrebbe deciso di intervenire con dichiarazioni ove viene sottolineato come “la norma, così come approvata, consenta l’utilizzo degli impianti di cattura da parte di privati, ad esempio per la cattura degli uccelli da destinare e/o cedere agli allevamenti.”

Gli animali lo avevamo segnalato un anno fa ed è esattamente ciò che accade oggi.

Non resteremo in silenzio – affermano gli attivisti – permettendo che tutto questo passi inosservato. Diciamo stop alla cattura e alla detenzione dei richiami vivi, lo chiediamo come cittadini di una regione- il Friuli Venezia Giulia- che ha fatto e sta facendo, con questa delibera, l’ennesima regalìa alla lobby venatoria. Ricordiamo a chi ci rappresenta nelle sedi istituzionali che questa pratica è contraria all’art. 13 del Trattato di Lisbona, che riconosce gli animali quali esseri senzienti. La stessa detenzione dei richiami vivi è di per sé una condizione di forte violenza sugli uccelli, costretti in gabbie minuscole per tutta la vita, in ambienti bui per lunghe fasi dell’anno, con gravi danni fisici e comportamentali; l’utilizzo dei richiami vivi rappresenta una pratica ormai inaccettabile per la cultura contemporanea, sempre più attenta alle esigenze della natura e al rispetto degli animali”.

Per questo Animalisti Friuli Venezia Giulia annuncia di avere lanciato in queste ore una mailbombing al Presidente della Regione FVG Debora Serracchiani per chiedere lo stop a questa pratica.

Assieme ad altre associazioni animaliste ed ambientaliste – aggiungono gli animalisti – ci stiamo mobilitando in una serie di iniziative che avranno come scopo quello di porre tutto questo all’attenzione dell’opinione pubblica”.
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