GEAPRESS – La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha impugnato innanzi alla Corte Costituzionale, su proposta del Ministro degli Affari regionali, le leggi in materia di fauna e prelievo venatorio delle Regioni Friuli Venezia Giulia e Campania. Entrambe le leggi erano state approvate a ridosso dei bagnetti di ferragosto.

In Friuli a finire innanzi ai Giudici della Corte è la “leggina” sulla caccia in deroga. In sostanza la Regione Friuli Venezia Giulia aveva provato a snellire le autorizzazioni per abbattere gli uccelli protetti. In particolare, il Governo centrale ha impugnato le norme regionali che non prevedevano il parere dell’ISPRA sulla quantificazione delle “piccole quantità” di uccelli prelevabili anche a mezzo di pratiche di uccellagione. Da Roma, inoltre, è stata censurata quella parte della legge che avrebbe consentito di uccidere animali appartenenti a specie in grave diminuzione numerica, così come a quelle alloctone. Impugnata anche la disciplina in deroga alle norme statali che avrebbe agevolato le liberazioni di animali “pronta caccia”, ovvero allevati e lasciati andare nel territorio ad uso dei cacciatori.

In sostanza, il Governo centrale ha stabilito che tutte le Regioni, ivi comprese quelle a Statuto speciale come il Friuli, hanno l’obbligo di rispettare sia le normative europee che statali, senza possibilità di deroga.

Stesso concetto anche per la legge sulla caccia della Campania, anch’essa approvata in periodo balneare. Ad essere state impugnate sono le parti relative alla liberalizzazione degli appostamenti di caccia (un numero maggiore rispetto a quelli consentiti dalla legge nazionale) e l’abolizione della quota minima del 20% (stabilita a livello nazionale) di territorio interdetto alla caccia. Niente caccia, inoltre, nelle aree contigue dei parchi in violazione della legge nazionale sulle aree protette. Tre gravi peculiarità. In Campania si è voluto togliere l’obbligo per i cacciatori di raccogliere i bossoli dei colpi esplosi. I seguaci di Diana, inoltre, hanno avuto via libera per gli abbattimenti di animali rinselvatichiti di specie domestiche (teoricamente anche cani e gatti). Forse ancor più incredibile, alla luce dei devastanti incendi di quest’anno, la riduzione da dieci ad appena un anno, del divieto di caccia nelle aree percorse dalle fiamme. Tutti punti, sia per la Campania che per il Friuli, che dovranno ora essere esaminati dalla Corte ed eventualmente cassati.

Piccolo particolare. in Campania è stato impugnato anche il cosiddetto nomadismo venatorio. Gli effetti pratici, recepiti in calendario venatorio, erano però stati annullati grazie al ricorso del WWF (vedi articolo GeaPress).

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