GEAPRESS – I nostri connazionali, avevano appena liberato degli uccelli protetti, catturati illegalmente. Nei campi appena falciati qualcosa è andata storto. Nei giorni scorsi, sotto gli occhi della Gendarmeria, i bracconieri avevano spruzzato urina animale contro i volontari antibracconaggio (vedi articolo GeaPress). Poi sono passati ad altri tiri, questa volta di fucile.

Due colpi contro i volontari, tutti italiani. Così riferiscono al CABS, l’organizzazione antibracconaggio al quale aderiscono alcuni nostri connazionali, molto attiva in Francia, Germania, Italia, Malta e Cipro. “Solo per fortuna non ci sono stati incidenti” riferiscono ancora scossi.

Ma la gravità di quanto avvenuto nelle località francesi oggetto di una intensa uccellagione, è testimoniata anche da altro episodio avvenuto. Un gruppo di facinorosi si è appostato nei pressi della macchina dei volontari attendendone il ritorno. Incredibilmente, dopo l’arrivo della Gendarmeria, denuncia sempre il CABS, i bracconieri hanno forato le ruote dell’automobile con l’esplicito intento di non fare scappare gli attivisti antibracconaggio. La Gendarmeria, stante il racconto del CABS, non è intervenuta consigliando ai volontari di non avvicinarsi alla macchina. Un episodio molto grave ancorché all’azione della Gendarmeria che avrebbe pure minacciato i volontari di tradurli in carcere, è seguito il foglio di via del Prefetto.

I volontari, in realtà, avevano appena liberato cinque rari ortolani, illegalmente catturati ed altrettanto illegalmente utilizzati per richiamare in trappola altri uccelli protetti dall’Unione Europea. I piccoli uccelli, vengono tenuti all’interno di scatoline per l’ingrasso in vista delle feste natalizie. Diventeranno un piatto tipico della ricorrenza. Piatto, evidentemente, al quale tengono in molti.

Il CABS indirizza ora le proprie critiche alle stazioni della Gendarmeria di Aire-sur-l’Adour e di Tartas, situate nel dipartimento delle Landes nella regione dell’Aquitania. Nonostante le sollecitazioni non si sono mosse per fermare i bracconieri. Quanto accaduto diventerà ora oggetto di una dettagliata lettera da inviare alla Commissione europea, mentre, per la prossima stagione, sarà ulteriormente rafforzato il campo antibracconaggio.

Quest’anno sono stati 8 i volontari italiani e tedeschi dell’associazione che in due teams hanno percorso le campagne a nord dei Pirenei alla ricerca dei siti di trappolaggio. In nove giorni di lavoro hanno rinvenuto 27 siti attivi, disattivando 679 trappole, le cosiddette “matoles” (utilizzate poi legalmente a ottobre per catturare le allodole e poi di nuovo illegalmente a novembre per i fringillidi) e liberando dalle gabbie 80 preziosissimi ortolani. Gli stessi che a dicembre, dopo l’ingrassamento artificiale, possono venire venduti fino a un prezzo di 150 € cadauno nei ristoranti.

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