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GEAPRESS – Due importanti operazioni di polizia giudiziaria messe in campo contro il bracconaggio. Un fenomeno, spiega il Corpo Forestale dello Stato, che non conosce soste durante tutto l’arco dell’anno; in particolari momenti, poi, presenta una particolare recrudescenza.

Le Forestale è intervneuta nel comune di Cesenatico (FC) dove è stata denunciata una persona accusata di catturare avifauna selvatica con reti da uccellagione. Il soggetto, così come previsto dalla legge, è stato denunciato a piede libero. A finire sotto sequestro è stata la rete, un esemplare di cardellino utilizzato come richiamo e, in seguito a perquisizione, un merlo, un lucherino e un altro cardellino quasi certamente oggetto di recente cattura illegale in quanto privi dell’anello identificativo previsto dalle norme vigenti.

Alla persona segnalata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Forlì per violazione della legge 157/1992 sono stati contestati i reati previsti dall’articolo 30, comma 1, lettera b), ovvero per cattura/detenzione di esemplari di avifauna particolarmente protetta (nel caso specifico cardellino e lucherino) e lettera e), ovvero per esercizio dell’uccellagione con utilizzo di rete. La persona rischia le pene dell’arresto da due a otto mesi o l’ammenda da 774 a 2.065 euro per la cattura/detenzione illegale di specie di avifauna particolarmente protetta, mentre per l’esercizio dell’uccellagione la pena prevista è l’arresto sino a un anno o l’ammenda da 774 a 2.065 euro.

Un’altra pattuglia è intervenuta in comune di Modigliana (FC) dove una seconda persona è stata denunciata a piede libero perché ritenuta responsabile di aver posizionato alcuni lacci in acciaio utilizzati, visto il contesto, per la cattura illegale di cinghiali. Anche in questo caso il responsabile del reato è stato segnalato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Forlì per violazione della legge 157/1992, mentre i lacci sono stati posti sotto sequestro, unitamente ad altro materiale utilizzato per confezionarli e renderli idonei all’impiego, materiale rinvenuto nel corso della perquisizione. Nello specifico sono stati contestati i reati previsti dall’articolo 30, comma 1, lettere a) e h) ovvero per aver esercitato un’attività di cattura in un periodo di divieto e per aver utilizzato mezzi illegali (lacci). La persona rischia le pene dell’arresto da tre mesi a un anno o dell’ammenda da 929 a 2.582 euro per la violazione del comma 1 lettera a) e la pena dell’ammenda fino a 1.549 euro per la violazione della lettera h).ù

Le operazioni condotte hanno posto fine a episodi rientranti in una attività illecita qual è il bracconaggio il cui effetto dannoso è più che evidente. Sempre secondo la Forestale, oltre che costituire un’azione che contribuisce all’incremento dell’illegalità diffusa, le conseguenze dirette sono sia in danno dell’ambiente (cattura di specie protette) sia in danno dei cacciatori (cattura di specie cacciabili come cinghiale, capriolo, cervo), cacciatori che esercitano un’attività lecita nel rispetto di tempi, modalità, specie cacciabili e per questa pagano i previsti tributi e che vedono sottratta loro della fauna selvatica oggetto di attività venatoria.

L’attività portata a buon fine evidenzia l’azione di controllo del territorio, esercitata da parte del Corpo Forestale dello Stato e condotta in ambito interforze seguendo le direttive della Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Forlì-Cesena. Attraverso detta attività è possibile contrastare all’origine e reprimere adeguatamente i fenomeni di illegalità ambientale, tra i quali vi sono quelli in violazione della norme di tutela della fauna selvatica.

Il Corpo Forestale dello Stato tiene a precisare di essere costantemente impegnato, sia in ambito nazionale che locale, nei servizi di contrasto ai reati in danno dell’ambiente e in particolare nell’attività di prevenzione e repressione del bracconaggio, realtà che purtroppo riguarda molti contesti territoriali e che ha conseguenze fortemente negative sulla integrità degli ambienti naturali e degli equilibri ecologici.

Per eventuali segnalazioni su emergenze ambientali e/o su condotte illegali in danno degli animali è sempre attivo il numero verde “1515” cui il cittadino può rivolgersi gratuitamente nell’arco delle 24 ore.
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