lacci sequestro forestale
GEAPRESS – A distanza di sole poche settimane dal precedente intervento svoltosi in comune di Santa Sofia (vedi articolo GeaPress ) il personale del Corpo Forestale dello Stato ha portato a termine un’altra importante operazione antibracconaggio. In particolare si segnalano due perquisizioni domiciliari ed il sequestro di una cospicua quantità di materiale.

L’operazione è stata effettuata sulla base dei servizi mirati che le pattuglie del Corpo Forestale dello Stato espletano costantemente su tutto il territorio della provincia al fine di prevenire e/o reprimere atti di bracconaggio perpetrati in danno della fauna selvatica. Nello specifico l’operazione è stata condotta nel territorio del comune di Bagno di Romagna ed ha visto coinvolto il personale dei Comandi Stazione Forestale di Bagno di Romagna, Sarsina e Santa Sofia. I sette  Forestali che hanno operato nelle attività sono stati impegnati ben oltre il normale turno di servizio tale è stata la mole di materiale illegale rinvenuto e sequestrato.

La giornata stabilita per l’intervento, è stata preceduta da una intensa attività info-investigativa. Interventi in abiti civili che avevano portato a presumere la presenza dell’attività di bracconaggio. Al di fuori del centro abitato di Bagno di Romagna, sono infatti stati rinvenuti numerosi lacci posizionati per la cattura illegale di fauna selvatica.

Quello che si è presentato agli occhi dei Forestali è stato uno scenario del tutto inatteso per la vastità del fenomeno illegale. Numerosi lacci di varie dimensioni posizionati ai margini di zone boscate, nelle vicinanze e addirittura nelle pertinenze dall’unica casa presente nella zona. Complessivamente, procedendo ad un attenta ispezione dei luoghi, sono stati rinvenuti e posti sotto sequestro penale ben 28 lacci, tutti attivi per la cattura di eventuali prede.

I lacci con cappio, costruiti artigianalmente per lo più in acciaio ma anche in corda di nylon, erano posizionati in punti strategici per il passaggio della fauna selvatica la quale veniva indirizzata verso i medesimi anche mediante la presenza di ostacoli posizionati allo scopo dal bracconiere. I lacci, di varie dimensioni, erano perfettamente idonei alla cattura sia degli ungulati selvatici (capriolo, cervo, cinghiale) sia di piccoli mammiferi quali volpe, tasso, istrice.

Gli elementi di prova che sarebbero stati riscontrati sono stati tali da procedere, in flagranza di reato, alla conseguente perquisizione dell’abitazione e dei ricoveri di materiale vario ad essa collegati. La perquisizione ha permesso di rinvenire altro materiale impiegato per l’attività di bracconaggio (nello specifico altri 16 lacci e due tagliole a scatto) ed inoltre, quale fonte di prova dell’avvenuta cattura illegale delle prede, sono stati rinvenuti nel congelatore presente all’interno della casa e posti sotto sequestro penale 21 sacchetti, per un totale di 19 chilogrammi circa, di carne di capriolo e cinghiale.

Ultimate le operazioni nel sito, in considerazione del fatto che la persona indiziata di bracconaggio aveva nella disponibilità un’altra abitazione anche questa ubicata in zona esterna al centro urbano, l’attenzione del personale del Corpo Forestale dello Stato si è spostata su quest’ultimo edificio. Qui, sempre a seguito di ulteriore perquisizione eseguita in flagranza di reato, sono stati rinvenuti e posti sotto sequestro penale, altri 3 lacci in acciaio con cappio posizionati ed idonei a catturare fauna selvatica, 3 lacci non attivi ed una gabbia/trappola per la cattura di fagiani e altri grossi uccelli perfettamente funzionante e attiva con il becchime messo di recente quale esca per attrarre le prede. Il tutto, riferisce la Forestale, a testimonianza di una attività di bracconaggio intensa e continuata.

Complessivamente sono stati posti sotto sequestro penale, già convalidato dall’Autorità Giudiziaria, ben 50 lacci con cappio, 2 tagliole in metallo con archi dentati, 1 gabbia/trappola in metallo ed i 21 sacchetti contenenti i 19 chili di carne.

Il trasgressore, residente nel Comune di Bagno di Romagna, è stato denunciato alla Procura della Repubblica preso il Tribunale di Forlì per diverse violazioni della legge 11 febbraio 1991, n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” che sanziona gli atti di bracconaggio e la cattura di fauna selvatica con mezzi non consentiti dalla legge medesima. La pena prevista prevede l’arresto da tre mesi ad un anno o l’ammenda fino a un massimo di 4.131 euro. Nel caso fossero riconosciute le circostanze previste dall’articolo 81 del Codice Penale le pene potrebbero essere ulteriormente aumentate.

Il Corpo Forestale dello Stato è impegnato costantemente sull’interno territorio nazionale nel controllo sulla prevenzione e repressione del bracconaggio, fenomeno che costituisce una grave forma di illegalità che va a danneggiare la fauna selvatica, l’ambiente naturale e si pone in contrasto con la cultura della legalità. Anche nella provincia di Forlì-Cesena i controlli proseguiranno al fine di prevenire e reprimere eventuali comportamenti illeciti, puntando conseguentemente in un futuro prossimo ad un sostanziale contenimento del fenomeno.

Il Corpo Forestale dello Stato ricorda che per eventuali segnalazioni su emergenze ambientali è sempre attivo il numero verde “1515” cui il cittadino può rivolgersi gratuitamente per comunicare attività illecite condotte in danno dell’ambiente.

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