manifetsazione anticaccia
GEAPRESS – Oltre mille partecipanti alla manifestazione nazionale contro la caccia che si è svolta questo pomeriggio a Firenze. Numeri che confermano la buona partecipazione che già l’anno scorso si era avuta nel corso della manifestazione nazionale di Brescia.

Tante le bandiere delle associazioni così come molto nutrita è stata  la presenza di cittadini non appartenenti ad alcuna sigla dell’associazionismo italiano. Dalle bandiere con il più famoso dei paperi ed il suo “adesso…basta con la caccia!”, fino ai disegni dei fucili associati alla loro più maschia rappresentazione ormai, però, in fase … calante.

Tanti i volti noti del mondo animalista italiano. Dal professore Carlo Consiglio, presenza storica della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia), a Walter Caporale, presidente di Animalisti Italiani Onlus. Non poteva poi mancare l’Eurodeputato Andrea Zanoni, vice presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo.

Numerose centinaia le persone che hanno scandito, per le strade di Firenze, un forte e deciso NO alla caccia.

Posizione che pur con qualche diversa sfaccettatura era già apparsa nei numerosi comunicati dei giorni scorsi. Zanoni, già la scorsa settimana, aveva denunciato a Bruxelles quelle che vengono definite le violazioni alla Direttiva UE Uccelli. Inottemperanze sia da parte delle leggi nazionali che  regionali italiane.  “Iniziamo male – aveva commentato l’On.le Zanoni – pre apertura in 16 regioni italiane e pulcini sotto il fuoco dei cacciatori“. Il riferimento, in quest’ultimo caso, è all’anomala stagione estiva e la presenza attuale di numerosi animali in fase riproduttiva. “Quest’anno Bruxelles non abbia pietà nei confronti dei responsabili politici di questo Far West venatorio”, aveva dichiarato Zanoni che ha, tra l’altro, prontamente segnalato tutte queste irregolarità al Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik.

Tra le norme non rispettate in Italia vi è, ad esempio, la mancata attuazione dei piani di gestione di ben 19 specie di uccelli. Si tratta dell’ Allodola, Moriglione, Pernice rossa, Coturnice, Pavoncella, Combattente, Canapiglia, Codone, Marzaiola, Mestolone, Moretta, Fagiano di monte, Pernice sarda, Starna, Quaglia, Frullino, Beccaccia, Beccaccino, Tortora. Tutte specie che si trovano in sfavorevole stato di conservazione, sempre secondo il comunicato di Zanoni, ma che sono attualmente soggette all’attività venatoria. Un richiamo, quello degli obblighi comunitari, che era divenuto oggetto di nota anche del WWF il quale, nei giorni scorsi, ha scritto una circostanziata lettera ai Ministeri competenti ed alla Direzione Generale dell’ISPRA.

Attività venatoria che, nonostante i favoritismi più volte denunciati della politica, si è ridimensionata nei numeri dei suoi stessi partecipanti. In particolare sull’Emilia Romagna si è soffermata la Consigliera regionale Gabriella Meo la quale, non senza rimarcare il trend negativo nazionale, ha riferito come nella scorsa stagione i seguaci di Diana nella sua regione erano circa 43.000. Quest’anno, invece, il calo è superiore a quello consueto.

Una valanga di dati viene, invece, diffusa dalla LAC la quale,  nel suo comunicato, contesta quelli diffusi in ambienti vicini al mondo venatorio. Un numero molto ridotto di telefonate campione, ad avviso della LAC, sul gradimento dell’attività venatoria da parte degli Italiani. Un “circo mediatico”, presentato però nella sala stampa della Camera dei Deputati ma che vedrebbe interessi coincidenti con il mondo dei produttori di fucili e munizioni. Secondo la LAC il conteggio dei tesserini venatori rilasciati dalle regioni nel 2012, dimostrerebbe come i cacciatori siano già scesi sotto le 700.000 unità e probabilmente si attestano già intorno ai 650.000 individui. Negli anni 70 erano due milioni.

Un diretto riferimento alla probabile nuova condanna dell’Europa a seguito delle violazioni italiane, giunge invece dall’ENPA. Ad avviso dell’associazione, che cita fonti del Ministero dell’Interno, i cacciatori italiani sarebbero al massimo stabilizzati intorno all’1% della popolazione. La caccia, riferisce la Protezione Animale, malgrado ogni tentativo di riportarla in auge anche tra gli italiani, si avvicina in modo inesorabile all’estinzione.

Nello strapotere delle regioni e le denunciate violazioni delle Direttive non mancano comunque le eccezioni positive. Le mette in evidenza la LIPU che, in occasione dell’apertura venatoria di domani, descrivendo uno scenario a tinte fosche, rileva come alcune regioni del Sud Italia hanno ridotto per varie specie la stagione venatoria, varando calendari venatori che recepiscono parte delle indicazioni scientifiche provenienti dall’Ispra. Particolarmente positivo il comportamento del Molise, che ha integralmente recepito le indicazioni dell’Istituto per la protezione ambientale.

Un po’ tutti i comunicati si soffermano poi sul problema del bracconaggio. Drammatico ed insoluto, dicono alcuni. Per altri, però, è voluto e mantenuto.

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