fulvio mamone capria
GEAPRESS – Le regole di facebook e la veicolazione di foto  non sempre accettate dagli utenti. Foto oscene, ad esempio, per le quali il social network ha previsto un servizio di segnalazione provvedendo nel caso alla rimozione. Niente pornografia, per intenderci, ma anche altri argomenti che si presume urtare la suscettibilità del pubblico. Pensiamo, per maggiore notorietà del personaggio, all’impiccagione di Saddam Hussein, sbandierata e rimossa in generale dal web, in un continuo andirivieni dell’orrendo “spettacolo”.

E’ indubbio, però, che il problema rimane. Inevitabilmente, grazie all’enorme diffusione di talune sensibilità, quali quelle animaliste e ambientaliste, il caso  periodicamente si ripropone con reazioni a dir poco impossibili da conciliare. Ne sanno qualcosa molti post in casa animalista che denunciano in tal maniera  animali maltrattati e le polemiche dovute agli interventi dei vari social network che a volte rimuovono.

L’ultima questione è relativa alle immagini diffuse dai cacciatori libanesi. Stragi di fauna protetta di rilevanza internazionale, come nel caso di rarissime specie di aquile ed altri migratori, congiunte a sorridenti espressioni. Le ha sapientemente raccolte il CABS, l’organizzazione internazionale specializzata nei campi antibracconaggio (vedi articolo GeaPress ) per denunciare quanto avviene impunemente in  quel paese. Per alcuni una carrellata dell’orrore che ha suscitato indignazione anche in Libano e, proprio in quel paese, anche in alcuni settori degli stessi cacciatori. Va però detto che in Libano la caccia dovrebbe essere interdetta fin dal 1994. Dunque caccia finanche illegale.

Proprio la veicolazione di quella  immagini probabilmente  correlate anche ai luoghi e periodi dove sparare,  è stata sollevata a Facebook dal presidente nazionale della LIPU, Fulvio Mamone Capria (nella foto nel corso di una liberazione di uccelli rapaci salvati dalla LIPU). La risposta che lo stesso Presidente denuncia essere arrivata, parrebbe non lasciare  spazio a molte interpretazioni.

Ho scritto a Facebook – riferisce Fulvio Mamone Capria a GeaPress – proprio in merito alle stragi in Libano di uccelli particolarmente protetti. Purtroppo alla mia segnalazione di foto oscene mi è stato risposto che non si tratta di immagini che incitano all’odio e alla violenza“.

Rimane però il fatto che in Libano, non si potrebbe sparare. C’è poi la questione sull’opportunità di mostrare bravate in danno ad animali che sono protetti in moltissimi paesi ed infine la Convenzione di Washington. Molte delle specie coinvolte nelle stragi, sono inseriti nelle liste della Cites. Il Libano, sebbene in tempi recentissimi, ha ratificato la Convenzione ed a partire dal primo gennaio 2014 lo stesso Ufficio internazionale pone lo status libanese pienamente operativo al rispetto dell’importante disposizione internazionale.

Dunque, caro Facebook, scordiamoci il passato, scordiamoci anche le diverse sensibilità e finanche il presunto divieto di caccia, ma almeno da quest’anno vuoi dire ai cacciatori libanesi di darsi una calmatina?

Dal canto suo, il Presidente della LIPU, quantomeno perplesso per la risposta ricevuta, continuerà ad utilizzare il proprio account per l’importanza di diffondere l’esigenza di rispetto  verso gli animali e l’ambiente. Per il resto, pochi dubbi: “Quegli uccelli morti a fucilate e le facce ridenti – ha riferito Fulvio Mamone Capria – mostrano gentaglia senz’anima“.

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