GEAPRESS – Tempi duri per gli elefanti africani. Nonostante l’incalzante pressione del bracconaggio, accusato  pure di finanziare le guerre africane (vedi articolo GeaPress ), ci sono ora nuovi paesi che chiedono l’apertura della caccia ai pachidermi.

Per i prossimi lavori della Conferenza della parti della Convenzione di Washington, in programma dal 3 al 14 marzo a Bangkok, stanno iniziando a fare capolino alcune proposte che vorrebbero declassare l’elefante africano dall’Appendice I a quella II della Convenzione. In definitiva si tratta del passaggio dal massimo grado di protezione a quello che invece consente l’apertura della caccia all’interno di quote da stabilirsi. A farsi avanti sono Tanzania, Sierra Leone, Mali, Liberia e Costa d’Avorio. Il primo paese, tra l’altro, ha già una sua quota pari a 400 elefanti e relativi alla caccia di cosiddetta selezione. Altri paesi africani hanno già delle quote pur essendo l’elefante in Appendice I. Si tratta del Cameroon (160), Zambia (160) e Mozambico (200).

L’entrata dei nuovi cinque, rappresenterebbe la conferma di una apertura ormai in atto della caccia all’elefante africano. E’ infatti di pochi anni addietro il declassamento  dall’Appendice I alla II per le popolazioni del Sudafrica (300), Zimbabwe (1000), Namibia (180) e Botswana (800). Quest’ultimo paese, ha però recentemente annunciato di volere vietare la caccia e puntare sul turismo naturalistico (vedi articolo GeaPress  ). Per contro la Namibia ha deciso di riaprirla nei parchi nazionali (vedi articolo GeaPress ).

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati