GEAPRESS – Da marzo l’isola del Giglio è un’esplosione di colori e di profumi intensi che “rapiscono” tutti i sensi, scrive la Pro Loco. Da Marzo, però, l’isola del Giglio è anche un’esplosione di bracconaggio, in pieno Parco Nazionale, che rapisce ed in tutti i sensi uccide, migliaia di animali. Un bracconaggio spietato e fin troppo tollerato in pieno Parco Nazionale. Dopo la campana di Costa Concordia rubata sotto gli occhi di tutti, al Giglio è furto al patrimonio indisponibile dello Stato, ovvero lo specifico reato che dovrebbe reprimere i furti di fauna. Al Giglio, però, ad essere repressa parrebbe essere la legalità.

L’isola è piena di trappole” dichiara Piero Liberati, esperto di antibracconaggio con all’attivo numerosi interventi sia in Italia che all’estero. Venti volontari che in questi giorni hanno percorso in lungo e in largo l’intera isola. “Abbiamo trovato triplicato il numero di trappole – aggiunge Liberati – Dal centinaio al giorno del 2009, si è ora passati a trecento“.

Trappole sistemate ovunque, impossibile a non vedersi, ancorché in pieno Parco Nazionale. Micidiali cappi costruiti con filo d’acciaio, tipo quello dei freni delle biciclette. Rimangono impiccati i conigli ma nell’isola delle esplosioni, sono diffuse anche le famigerate “schiacce”, ovvero sassi o comunque grossi pesi tenuti sollevati da un bastoncino collegato ad un’esca. Quando l’animale mangia l’esca, tira una cordicella collegata al bastoncino. Quest’ultimo, muovendosi, libera il peso che schiaccia il malcapitato animale.

Venti volontari provenienti dalla Puglia, Marche, Lazio, Toscana e Campania. Diverse realtà associative che hanno dato corpo al campo organizzato da ValleVegan e CABS. Una iniziativa che è stata anche un vero e proprio campo scuola.

Vogliamo formare nuovi volontari – spiega Piero Liberati – la realtà che abbiamo trovato al Giglio, dopo tre anni, sicuramente richiede un maggiore impegno. Se tutto ciò avviene in un Parco Nazionale, lascio immaginare altrove. Il tutto, poi, con mezzi vietati ed in periodo di caccia chiusa“.

Ma chi sono i bracconieri del Giglio? Piccoli coltivatori spesso con regolare licenza di porto d’armi uso caccia. La scusa è la protezione delle colture ma in realtà, anche dove si è riusciti a far mettere delle economiche recinzioni, le trappole continuano ad essere piazzate lungo i camminamenti dei conigli. Secondo le informazioni assunte in loco proprio in ambienti venatori, si sarebbe pure creato un piccolo mercato della carne di coniglio. Al di là di tutto, però, nessuno si può arrogare il diritto, pur paventando ipotetici danni, di sistemare trappole micidiali. Il fatto, poi, che quello sia un Parco Nazionale, la dice lunga sul clima di tolleranza che non solo al Giglio, ma in molti altri posti d’Italia, si respira quando di mezzo ci sono illeciti venatori e danni alla fauna. Se non fosse per i volontari, difficilmente altri avrebbero affrontato questo problema.

In molti casi – spiega Liberati – troviamo conigli intrappolati già in putrefazione, se non addirittura scheletri. In funzione di come va la stagione, il bracconiere si disinteressa della trappola la quale rimane armata e perfettamente efficiente. Le schiacce poi, sono un tipico esempio di metodo crudele che è stato giustificato con l’esigenza di far diminuire topi e ratti. Mi chiedo però – aggiunge il responsabile antibracconaggio – del perché attirare un topo con fichi secchi e pane, esche che servono a ben altre specie animali. Del resto noi, sotto le schiacce abbiamo trovato i pettirossi“.

Una situazione disastrosa, sotto il profilo della legalità, quella che viene ora descritta dai volontari che hanno anche raccolto una mole considerevole di materiale documentale, sia filmati che foto. Un’isola intrappolata sullo sfondo di una nave affondata tra gli scogli. Poi la campana rubata in uno dei posti più vigilati nel nostro paese. Il fatto che sia un Parco Nazionale, la dice lunga sulla gravità del fenomeno bracconaggio.

Non è stata possibile riportare una replica del Parco Nazionale, essendo gli uffici aperti dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 ed il martedì ed il giovedì a partire dalle 14.30.

Con il mese di marzo inizia la grande stagione del bracconaggio italiano. Le piccole isole rappresentano uno dei casi più eclatanti. L’arcipelago toscano, le pontine e poi anche Ischia, Capri fino alle Pelagie. I volontari sono autofinanziati ed il loro lavoro salva ogni anno la vita a migliaia di animali. Abbiamo accolto il loro invito a contribuire al finanziamento dei campi. Più fondi si raccoglieranno più animali saranno salvati (VEDI PAGINA DONAZIONE).

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