GEAPRESS – Chissà se trattasi di bracconieri o cacciatori. E chissà chi si è posta l’esigenza di tale (inutile) dubbio. Finanche la legge italiana consente di essere entrambi. Per avere sospesa la licenza dopo avere abbattuto una specie protetta, devi avere reiterato una seconda volta.

Certo, però, che ritrovarsi legato ad una carcassa di capriolo appesa ad una inferriata il cartello della propria squadra di cinghialisti, deve aver fatto gelare il sangue a qualcuno. E’ questo, infatti, quanto scoperto ieri dalla Polizia Provinciale di Viterbo in località Quercetello, vicino Montefiascone. Il povero animale, verosimilmente ucciso il giorno prima, è stato avvolto in un nastro giallo dove è stato affisso il cartello dei cinghialisti.

Singolare la notizia circolata. Ovvero che gli autori debbano essere per forza bracconieri, e non cacciatori, dal momento in cui l’animale è stato utilizzato per una minaccia e non per essere mangiato(!).

A ben guardare di dispetti per sconfinamenti di cacciatori, l’Italia è piena. Anzi senza ricorrere ai litigi all’interno della categoria, basta ricordare le cronache sui cani da tartufo uccisi dai bocconi avvelenati. Indovinate chi, in molti casi, è additato?

Eppure, lo scorso settembre, proprio sulla caccia di selezione al capriolo, molte polemiche si ebbero per le minacce all’ Assessore animalista di Castelnuovo Scrivia (AL). Ma la più famosa di tutti è ancora lei, la Ministra anticaccia che non pensò due volte ad imputare la zampa di capra che qualcuno le voleva recapitare, ai suoi temi anticaccia …. mica antibracconaggio.

Ma a Montefiascone, evidentemente non si può. Nel viterbese una minaccia con uccisione di un capriolo non può essere del cacciatore ma del bracconiere.

Rimanendo sul piano di una ipotesi banale, nessuno ha pensato che nel Lazio la caccia al capriolo è chiusa dal 29 novembre scorso. Se qualcuno lo ricordava, sarebbe stata questa la più probante ipotesi di esclusione prima di arrivare alla … fame. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).