GEAPRESS – E’ stato denunciato per furto al patrimonio dello Stato e maltrattamento di animali il bracconiere protagonista, ieri sera, del nuovo servizio di Striscia la Notizia (vedi video). Edoardo Stoppa ha avuto così modo di documentare un altro spaccato della realtà del bracconaggio nelle vallate bresciane, un punto caldo a livello europeo, contro il quale lo Stato contrappone appena 25 Guardie Forestali per un mese all’anno, in aggiunta ai servizi della locali Stazioni.

Nel nuovo servizio di Stoppa, è apparso questa volta un bracconiere “puro” ovvero senza porto d’armi uso caccia. Non era un cacciatore, insomma, come invece nel primo servizio di Striscia andato in onda pochi giorni addietro (vedi articolo GeaPress). Per questo è stato ora possibile dare corso alla denuncia di furto al patrimonio indisponibile dello Stato, inapplicabile ai cacciatori (così ha voluto la legge sulla caccia) anche se colti in atto di bracconaggio (la legge sulla caccia prevede la convivenza delle due figure). Un fatto assurdo visto che entrambi avevano messo in atto la stessa condotta, ovvero la detenzione di specie protette.

Secondo il Corpo Forestale dello Stato, il lurido garage dove erano ammassati gli uccellini di cattura filmati da Striscia, era non a caso tenuto al buio. I poveri animali, infatti, una volta esposti fuori dal tugurio, avrebbero creduto di essere in primavera. Iniziando a cantare avrebbero attirano nelle trappole mortali i migratori autunnali, irresistibilmente attratti dal canto. In altri termini, agli uccellini viene alterato il cosiddetto fotoperiodismo. I selvatici catturati, finiranno così tutti in allevamenti, oppure venduti ai cacciatori di capanno, oppure ancora nella polenta ed osei. Il settore della ristorazione, infatti, è il vero traino del bracconaggio bresciano.

Il bracconiere ora denunciato dal Corpo Forestale era iscritto, sempre secondo il Corpo Forestale, ad una nota associazione di ornicoltori. Dovrebbero possedere solo uccelli detenibili e per questo certificati anche con l’apposizione di un anello inamovibile. Nel caso del bracconiere bresciano, invece, gli anelli (solo in parte FOI), non appartenevano agli uccellini rinvenuti. Ignota, allo stato delle indagini, la provenienza degli anelli.

In ultimo, nel servizio di Striscia, il momento più bello. La liberazione degli uccellini e la distruzione delle trappole. Quattromilacinquecento, secondo lo Forestale.  

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