GEAPRESS – Hanno un nome i due cacciatori di Lampedusa ripresi nel filmato della LIPU (vedi articolo e video GeaPress) mentre uccidono un Piviere dorato, specie protetta dalla legge. Prima ferito, catturato e successivamente lasciato andare per potergli sparare. Si tratta di due giovani residenti, identificati dai Carabinieri, che hanno ereditato una “tradizione” di famiglia. Quella di andare a caccia. Quando però sono stati filmati dai volontari della LIPU a Lampedusa era consentito uccidere solo i conigli selvatici. Neanche una sola specie di uccelli era possibile abbattere.

Non è ancora chiaro quale reato sia stato contestato, se cioè il maltrattamento di animali per l’evidente tortura arrecata al povere animale poi ucciso con una fucilata, oppure gli ancor più blandi reati venatori. Il paradosso della situazione venatoria italiana risiede anche nel fatto che uccidere una specie protetta non comporta necessariamente il ritiro della licenza (ovvero non potere più andare a caccia). Per potere sperare nella (sola) sospensiva occorre ripetere il reato, ovvero nuovamente sparare ad una specie protetta.

Gravi disattenzioni se non forse veri e propri favoritismi che in situazioni particolari, come nelle piccole isole con carenze croniche di controlli, si amplificano nella piena illegalità. Per quanto incredibile possa sembrare dall’isola di Lampedusa giungono pochissimi verbali. Eppure il numero di cacciatori è molto elevato. Sono talmente impuniti che giungono da atre regioni d’Italia. Non potendosi più trasportare il fucile, se non autorizzati per specifici spostamenti (ovviamente legali) si provvede in loco. In mancanza di controlli chi andrà mai a contestare la cessione dell’arma?

Non solo. A sentire gli stessi cacciatori lampedusani, ormai divisi in due opposte fazioni, sembra che molti non rinnovino il tesserino, questo per evitare di pagare la tassa regionale. Hanno il regolare porto d’arma, valido (caso unico per le licenze d’uso) per ben sei anni, ma non potrebbero portalo in luoghi diversi da quelli dichiarati per la custodia. Ed intanto a Lampedusa le armi girano. E meno male che siamo in un posto di frontiera. Nessuna presenza stabile del Corpo Forestale della Regione siciliana (il Comune ha dato loro un edificio ma si deve ancora ristrutturare) e poi pochi Finanzieri e un pò di più Carabinieri, impegnati in altri controlli. Comunque dopo la denuncia della LIPU, i due giovani cacciatori sono stati identificati e deferiti all’autorità giudiziaria.

Sarebbero pure stati chiamati dei testi, specie sull’uso del richiamo che il cacciatore teneva in bocca con l’evidente scopo di richiamare, e poi uccidere, il povero uccello ferito. Sembra, comunque, che sia stato negato l’uso, ovvero il cacciatore non soffiava la suo interno e così non veniva emesso il verso del Piviere dorato che poi è stato ucciso. Se così fosse saremmo proprio nella piena barzelletta raccontata in un posto veramente di nessuno.

Geapress ha in questi giorni ricevuto alcune mail di abitanti di Lampedusa che hanno preso le distante dai due soggetti. Manca invece qualsiasi presa di posizione delle autorità comunali. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).