GEAPRESS – 500 beccacce sequestrate all’aeroporto di Rimini e provenienti dalla Crimea al seguito di una nutrita comitiva di cacciatori di più regioni italiane (vedi articolo GeaPress). Pochi giorni dopo, un’altra agghiacciante notizia. Ma questa volta a farci vergognare per le stragi compiute dagli italici seguaci di Diana ci ha pensato, oltre al CABS (Committee Against Bird Slaughter), persino un comunicato del Ministro dello Sviluppo Rurale ungherese. 11.000 uccelli uccisi da cacciatori italiani in vacanza venatoria in Moldavia. Non è il primo sequestro avvenuto in Ungheria proprio ai danni di nostri sparacchiatori nazionali, ma mai con cifre così elevate (vedi articolo GeaPress).

Ora, grazie all’attività del CABS, associazione tedesca molto attiva anche in Italia contro il bracconaggio, arriva una buona notizia. Le autorità romene, altro paese afflitto dai viaggi venatori, hanno avviato delle indagini penali per venire a capo di un florido commercio di uccelli, appartenenti anche a specie protette, e riccamente pubblicizzato nei siti internet di nostri tour operator in alcuni casi con sede in Romania.

A rendere nota la notizia è Filippo Bamberghi, Coordinatore delle Guardie WWF di Milano.

Fistione turco, re di quaglie, moretta tabaccata, tutti animali rari – ha dichiarato a GeaPress Filippo Bamberghi – in pericolo di estinzione ed uccisi dai cacciatori italiani durante le vacanze vanatorie in Romania“.

Le fotografie, incredibilmente rinvenute nello stesso materiale promozionale dei tour operator, sono state inviate dal CABS, assieme ad un ricco dossier, alle autorità romene. Non solo specie protette, ma anche mezzi di caccia illeciti, in Italia come in Romania, pubblicizzate come di libero uso nel Delta del Danubio.

Grazie all’attività del CABS – ha aggiunto Filippo Bamberghi – si è ora ottenuta dalla Polizia romena la piena disponibilità ad indagare sugli atti illegali”.

Per capire la gravità del fenomeno basta dare una sfogliata agli stessi giornali romeni. Tre operazioni a caso. La prima tre anni addietro ad Insuratei, nei pressi del Delta. La Polizia romena fermò dieci cacciatori, tutti italiani. Non solo possedevano un numero di cartucce doppio rispetto a quello consentito dalla legge locale, ma i poliziotti rintracciarano un casolare dove ne erano state occultate altre 35.000. Trovati, inoltre, dieci fucili e numerosi richiami acustici elettromagnetici, vietati dalla legge romena. Alcuni di questi erano nascosti in un oggetto che riproduceva le sembianze dell’allodola.

I cacciatori dichiararono che erano arrivati in Romania per uccidere alcune allodole ma i giornali locali commentarono come l’armamento ritrovato era sufficiente ad uccidere tutte le allodole esistenti sul posto. Ad essere indagato dalla Polizia, quale organizzatore del traffico, un italiano residente a Bucarest.

A non più di cinquanta chilometri da Insuratei, ed appena un anno dopo, altri due italiani vennero fermati dalla Polizia romena. Non solo si scoprì che avevano ucciso un numero di allodole ben più alto rispetto a quanto consentito dalla legge, ma uno dei due, un giovane di 23 anni, venne riconosciuto quale organizzatore di un’altra battuta di caccia, avvenuta appena un anno prima, conclusa con il fermo di altri quattro seguaci di Diana italiani.

Romania e non solo. Anche in Bulgaria i cacciatori italiani sono accusati di abbattere fauna protetta come le rarissime oche collorosso. Una specie con una popolazione ridottissima che sverna in larga parte proprio in Bulgaria.

Il 5 gennaio del 2011” aggiunge Filippo Bamberghi “i cacciatori hanno fatto un’autentica strage, in un giorno di nebbia quando la caccia è vietata. In assenza di controlli c’erano circa 100 macchine di cacciatori che hanno sparato all’impazzata, come testimonia Pavel Simeonov fondatore dell’associazione Le Balkan. In pratica – ha concluso il coordinatore delle Guardie WWF di Milano – esportiamo le peggiori abitudini venatorie del nostro paese”.

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