GEAPRESS – I nostri animali venduti ai ricchi cacciatori di trofeo. Questo il principale slogan delle Associazioni nepalesi contro la decisione del governo di puntare al raddoppio delle aree di caccia.

Cacciatori di ruminanti selvatici e non solo. Anche pernici e fagiani. Per i ruminanti, però, ci sono in ricordo spettacolari palchi di corna da mettere in bella mostra nel salotto tra le glorie cresciute in vita. Vita di cacciatori di trofei, con comodi viaggi prenotabili anche dall’Italia. Arrivati in Nepal, poi, è tutto previsto. Dai 23.000 ai 15.000 dollari per un minimo di due settimane di caccia, ed il volo in elocottero dritti dritti verso gli alti luoghi di uccisione.

In Nepal si può tutto, anche uccidere rare specie di capre selvatiche. Tutto inseribile nella delicata situazione governativa che annovera, solo tra le principali rappresentanze, una quindicina di partiti politici. Alcuni di questi sono nati dalla fusione di una mezza dozzina di movimenti politici. Un rimiscuglio micidiale che ha fagocitato di tutto e di più. Della stessa coalizione del Primo Ministro, espressione del Partito Comunista del Nepal (unificato Marxista – Leninista), appartiene, ad esempio, un noto bracconiere di corni di rinoceronte (vedi articolo GeaPress). Chissà perchè, ora vogliono puntare sulle riserve di caccia.

L’unica finora esistente, quella di Dhorpatan, ha aperto solo nel 1987, ed ora il governo vuole consentire una seconda area a Kanchanjanga. Si dovrebbe uccidere pure il bharal o pecora blu dell’ Himalaya, su una popolazione stimata, per l’area di Kanchanjanga, di circa 1500 animali. Il Governo, però, vorrebbe destinare anche quest’area proprio alla caccia per trofei. Il simbolo, forse più evidente, di una depredazione in stile coloniale e che le Associazioni per i diritti animali vorrebbero per prima abolita, unitamente al ritorno della pace nell’unica riserva di caccia tutt’ora esistente in Nepal, ovvero quella di Dhorpatan.

Le sette Associazioni nepalesi, continueranno la loro protesta ogni domenica di fronte alla sede del Dipartimento delle Foreste di Kathmandu, la capitale del paese. Questo, finchè il governo non annullerà la decisione. 

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