GEAPRESS – Sia la Lombardia del PdL che la Toscana del PD violano in egual maniera le direttive comunitarie che proteggono gli uccelli migratori. Entrambe, infatti, hanno autorizzato impianti di cattura di uccelli violando le superiori norme di legge, senza attendere i pareri dell’ISPRA e (udite udite) riconoscendo il più inconfessabile dei segreti. La valida alternativa, in assenza della quale si autorizzerebbero gli impianti degli uccellatori-ornitologi voluti dalla incredibile legge sulla caccia italiana, non sarebbe in effetti una …. valida alternativa!

Questo perché gli allevatori non riescono a riprodurre in cattività gli uccelli da richiamo e diffonderebbero il “fenomeno dell’acquisizione illegale di uccelli da richiamo con grave danno alle popolazioni delle specie di appartenenza”.

Come dimostrato dagli stessi interventi delle Forze di Polizia,  vi è un cospicuo commercio di tordi selvatici da richiamo che servono gli impianti legali di cattura. Gli animaletti, in realtà raccolti ancora nel nido, non possono essere distinti nei sessi. Gli uccellatori, allora,  direttamente sotto l’albero, tagliano a vivo l’addome, vedono gli organi sessuali, incollano i maschi ed eliminano le inutili femmine dal momento in cui a cantare negli impianti sono solo i maschi (vedi articolo GeaPress sulle passioni di Hannibal Lecter).

Quelle spacciate come valide alternative si sorreggono perciò spesso con il frutto di un atto di bracconaggio, difficile da evitare pena la probabile mancata esistenza in vita dell’impianto. Questo, infatti, per catturare i richiami per nuovi cacciatori, necessita a sua volta di decine di richiami. Sono loro ad essere catturati nei nidi. La riproduzione in cattività, infatti, è molto difficile e costosa.

Sono pertanto gli impianti autorizzati a doversi rifornire di richiami illegalmente catturati. E’ cioè la loro stessa esistenza a giustificare il prelievo illegale. Le Regioni, invece, giustificherebbero la loro esistenza per far cessare il prelievo illegale.

La Corte Costituzionale ha esaminato congiuntamente le due disposizioni regionali “considerata la omogeneità” delle stesse (vedi articolo GeaPress su tutti i colori della caccia). Ha poi riscontrato per le catture l’ordinario massivo ed ingiustificato ricorso, venendo a mancare pertanto il carattere di non eccezionalità così come prevederebbero le disposizioni nazionali e comunitarie. La Corte Costituzionale ha perciò rilevato “la completa omissione di qualsiasi cenno in ordine alla sussistenza delle condizioni e dei presupposti richiesti dalla direttiva”.

In sintesi. Lombardia e Toscana, degli opposti schieramenti politici, quando si parla di favorire i cacciatori comunicano con lo stesso linguaggio. Quello del veloce e scriteriato consenso. Per ora, la Corte Costituzionale ha mandato dietro la stessa lavagna i monelli Consiglieri. Per loro un unico compito: rifare seriamente la legge regionale sulla caccia.

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