GEAPRESS – Se ne andava in giro con un capriolo di 30 chili appena ucciso. Poi il coltello, la radio e un fucile doppietta con mirino. Solo che quello non era giorno di caccia. Domenica scorsa, infatti, non era stata autorizzata alcuna battuta e a tradire il cacciatore di Fratta Todina in provincia di Terni, sono stati i colpi di arma da fuoco oltre che il latrare della muta di cani. Il tutto all’interno dei boschi di un’Azienda Faunistica Venatoria in località Acquasanta del Comune di Orvieto. Ad intervenire il personale del Corpo Forestale dello Stato di San Venanzo (TR), che ha provveduto a fermare l’uomo e denunciarlo all’Autorità Giudiziaria.

A due passi dall’aeroporto di Falconara Marittima, invece, l’intervento del Corpo Forestale dello Stato di Ancona, che ha provveduto a denunciare un pensionato settantaquattrenne del posto, per allestimento ed utilizzo di richiami vietati dalla vigente normativa venatoria. Già nello scorso mese di ottobre il Corpo Forestale aveva avuto modo di avvertire la presenza del richiamo elettroacustico (nella foto) attivato che sembrava provenire da un giardino recintato con annesso recinto con dei cani da caccia.

L’intervento si è presentato molto complesso ed è occorso l’intervento del Magistrato di turno che ha autorizzato l’operazione di polizia. I Forestali, una volta entrati nel fondo privato hanno accertato che il suono proveniva dalla sommità di un lampione alto circa quattro metri. Lo stesso era fornito di un cavo elettrico posto all’interno ma che dalla base veniva collegato con un altro filo elettrico che proseguiva nel terreno. Sulla sommità del palo era posizionata una lampada del tipo a neon (spenta al momento dell’accertamento) sulla quale era montato, mediante una staffa in ferro, un altoparlante camuffato dentro un ulteriore vano portalampade per esterni.

Impossibile, dai sopralluoghi esterni potere accertare l’incredibile marchingegno messo in atto per attrarre a tiro di fucile la malcapitata avifauna. Si è trattato poi di verificare la proprietà dei luoghi, risultata intestata ad una società commerciale di Pesaro il cui amministratore è in realtà il figlio dell’indagato. Nella casa limitrofa, invece, la residenza del padre che aveva piena disponibilità del terreno agricolo dove è stato sequestrato il richiamo. In ultimo, i cani. Sette setter utilizzati per la caccia alla quaglia, attirata verosimilmente proprio con il chiamaquaglie, ovvero il richiamo elettronico sequestrato. Il cacciatore, ora denunciato, aveva precedenti specifici per l’uso dei richiami vietati dalla legge.
 
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