aquila del bonelli
GEAPRESS – Un intervento immediato che ha portato a poco più di un mese dal furto avvenuto in un nido di Aquila del Bonelli dell’agrigentino (vedi articolo GeaPress),  al recupero degli stessi pulcini presso un casolare immerso tra le risaie dell’alessandrino.

Una complessa attività di intelligence che ha riguardato anche un particolare triste. Uno dei due animali era stato infatti gettato, ormai morto, in un terreno tra le risaie.  Da accertare se le cause della morte sono da ricollegarsi alla detenzione oppure se l’animale era già malato al momento del prelievo.

Un quadro allarmante che si ricollega ad altra indagine della Sezione Investigativa Cites che aveva scoperto nell’ottobre 2010 (vedi articolo GeaPress) un considerevole giro di rapaci rubati dai nidi siciliani, riciclati all’estero e poi  in attesa di definitiva destinazione  presso alcuni centri del nord Italia. Animali che vengono poi venduti anche nei paesi arabi come a falconieri nostrani. Da rilevare come nella precedente operazione del Corpo Forestale dello Stato  era stata rilevata la possibile provenienza olandese di documentazione falsa, utile per il riciclaggio nel mercato legale. Proprio dall’Olanda, sembrano ora provenire i certificati Cites falsi che sarebbero stati trovati nel laboratorio clandestino alessandrino ove è stata sequestrata l’Aquila del Bonelli e ben sei Falchi pellegrini anch’essi di provenienza illecita.

Durante la perquisizione nell’immobile, la Sezione Investigativa Cites diretta dal Responsabile Operativo Marco Fiori, ha rinvenuto l’attrezzatura per la riproduzione di anelli di marcaggio, certificati Cites olandesi falsi, corde e chiodi d’arrampicata, strumenti per il bracconaggio, oltre a numerosi animali morti conservati in congelatore. Il presunto responsabile dell’illecito è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per violazioni alla normativa Cites e di quella sulla caccia. Poi anche il reato di  maltrattamento animali.

Le indagini sono tutt’ora in corso e si sono avvalse delle perquisizioni avvenute tra l’altro a Piazza Armerina (EN), Licodia Eubea (CT) e Catania. Oggetto dell’indagine sarà ora la mole di materiale rinvenuto nel casolare dell’alessandrino.

Sembrerebbe che l’autore del furto si sia recato nel pomeriggio dell’otto maggio a depredare il nido della rara Aquila. Poi, in treno, ha risalito la penisola in compagnia delle due Aquile

Secondo le prime rilevanze investigative sembrerebbe che  tutti gli animali ritrovati dovevano servire  a rifornire il mercato clandestino, dove un esemplare di Aquila del Bonelli accompagnato da documenti falsi o riciclati può valere fino a 15 mila euro. La cattura dei due pulcini, ancora non abili al volo, ha comportato, secondo il Corpo Forestale dello Stato,  un danno gravissimo alla conservazione di questa varietà di rapace, tutelata dalla Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna minacciate di estinzione. Soltanto una ventina di coppie, afferma sempre il Corpo Forestale dello Stato, sopravvivono in natura nel nostro Paese. Tutte nidificano in Sicilia, dove sono costantemente minacciate.

Nel condurre le indagini, gli Agenti si sono avvalsi di fonti confidenziali e del supporto informatico e specialistico dei volontari della Lipu e del Coordinamento Tutela Rapaci Sicilia. “Ci troviamo innanzi ad un commercio vasto e ben ramificato – ha riferito a GeaPress il Responsabile Operativo del Servizio Investigativo Cites  del CFS, Marco Fiori – Numerosi spunti investigativi ci inducono a pensare che l’operazione odierna si può in qualche maniera ricollegare alle precedenti indagini che hanno rilevato un vasto giro di personaggi residenti in più paesi europei e dediti a questi commerci. I nidi siciliani sono particolarmente ambiti – ha aggiunto il Responsabile della Sezione Operativa – Un commercio molto pericolo per la conservazione della natura“.

Dal 2010 ad oggi sono stati sequestrati oltre 60 rapaci protetti, tra cui Aquile del Bonelli, Capovaccai, Falchi lanari e pellegrini. Per l’Aquila del Bonelli sequestrata nell’alessandrino, si spera ora  di poterla liberare così come avvenuto nel corso di precedenti sequestri. Liberazioni che in genere avvengono con la tecnica dell’hacking, ovvero rimettendo gli animali vicino al nido di provenienza, o introdotti in un progetto di conservazione della specie, come è avvenuto per Turi, un maschio di Aquila del Bonelli liberato lo scorso dicembre nel palermitano (vedi articolo GeaPress). Un progetto che vede coinvolti anche il Centro Recupero Fauna Selvatica della Lipu “Bosco di Ficuzza”, nel palermitano, insieme agli specialisti della Riserva Regionale del Lago di Vico, nel Lazio, che hanno recentemente curato e preparato al ritorno in natura.

Le indagini che hanno ora portato al clamoroso risvolto sono state coordinate dalla dott.ssa Brunella Sardoni, Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica di Agrigento. Da rilevare come il Responsabile Operativo della Sezione Investigativa Cites del Corpo Forestale dello Stato Marco Fiori, è stato recentemente premiato a Bangkok, in occasione del meeting della Convenzione di Washington (vedi articolo GeaPress ). Un premio  rilasciato da Species Survival Network solo a pochissime personalità che si sono distinte a livello mondiale nell’azione di contrasto internazionale contro i trafficanti di fauna selvatica.

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