GEAPRESS – La nostra fonte è sempre lui. Gino, nome di fantasia, già apparso in un articolo di GeaPress dedicato al mercato illegale degli uccellatori di Ballarò di Palermo (vedi articolo GeaPress). Allora sembrava che lo Stato facesse sul serio, o almeno ci tentava, ma appena calata l’attenzione, il tremendo mercato di fauna selvatica (e non solo) di Ballarò diventa subito il padrone assoluto della piazza. Cardellini ma anche allevatori di canarini, fringuelli e pappagallini, poi anche tartarughe (ma quelle si contrattano a parte) ed un pò tutto quello che capita. Dalla cucciolata di cane corso al pony da macellare. Gli schiavi incontrastati nel regno della perdizione di Ballarò, sono però loro: i cardellini. Da dieci a venticinque euro quelli catturati da pochi giorni. Da non meno di 200-250 euro gli incroci con i canarini. Senza prezzo (nel senso che c’è chi sborsa anche migliaia di euro) quelli con variazioni di colore o di tonalità del canto.

Questa volta chiediamo a Gino di portarci in un luogo dove gli uccellatori vanno a sistemare le reti. Gino, però, ci dice subito che non esiste un posto preciso. D’inverno si utilizzano gli spazi aperti e si arma una rete a scatto lunga parecchi metri. I palermitani sono i peggiori e vanno spesso a cacciare fuori provincia. Appena pochi giorni addietro i Carabinieri ne hanno fermato due a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.

D’inverno gli uccellatori attirano i cardellini con gli zimbelli e semi di piante di cui sono particolarmente ghiotti, ad esempio l’ortica. Di tanto in tanto fanno dei giri, per fare volare i gruppi di cardellini d’intorno e spingerli verso la rete. Incredibilmente quelli già posati, si alzano appena e tornano nel luogo dove verranno catturati con “la tirata”, lo scatto della rete. Quando hanno raggiunto il numero di 60-70 cardellini, avviene lo scatto. Molti muoiono in quel momento. D’estate le cose cambiano. I cardellini possono essere presi solo vicino ad una fonte d’acqua. Ci vuole più fortuna. Si usa sempre lo zimbello (ovvero il cardellino da richiamo) ma la rete è più piccola, tre metri di lunghezza al massimo. A vederla quando è arrotolata, sembra un’informe megasalsiccia giallastra. L’uccellatore esegue numerosi scatti per piccoli numeri di cardellini.

Finalmente Gino ci da l’ok ed assieme ai ragazzi della LIPU, partiamo per San Giuseppe Jato. Da quelle parti c’è un grosso ricettatore. Paga singoli uccellatori, anche piccoli di età che catturano pochi cardellini con le gabbie trappola. Prima andava anche lui, poi si è ritirato per motivi di salute e fa solo l’intermediario. Vende a Ballarò ma esporta anche in nord Italia. I cardellini fruttano bene, ma tratta anche altre specie.

Lasciato alle spalle il paese, ci dirigiamo verso Piana degli Albanesi. Ad un certo punto, però, ci inoltriamo verso contrada Dammusi. Gino conosce un fiumiciattolo dove scorre acqua tutto l’anno. Niente da fare. Di uccellatori neanche l’ombra o quasi. Vediamo, infatti, la “spianata”, dove cioè è stata sistemata nei giorni scorsi la rete. Ma oggi, niente. Dobbiamo andare via. La prossima volta vedo di avere informazioni più precise, ci dice Gino.

Qualche giorno addietro arriva l’avviso. Questa volta dovrebbe essere certo ma dobbiamo andare da tutt’altra parte della città. Tra Termini Imerese e Campofelice di Roccella. Con noi vengono alcuni simpatizzanti della LIPU, conoscono benissimo i luoghi ed in alcune occasioni hanno collaborato con le Forze dell’Ordine. Ci ritroviamo in un posto da incubo, tutto cemento e ponti di autostrada e ferrovia. Lì in mezzo scorre quel che resta dei fiumi della zona. Gino questa volta non può accompagnarci. Se viene notato si capisce il motivo della sua presenza. Ma con gli amici della LIPU andiamo sul sicuro e puntuali come un orologio svizzero arriviamo mentre l’uccellatore, con il figlio di non più di dodici anni, sta sistemando il cardellino incamiciato (nel video, ove appare, cerchiato di rosso). Si tratta di uno zimbello particolare. Attorno alle ali e nel petto, ha stretto una cordicella. L’uccellatore lo strattona tramite l’altra estremità della cordicella e lui si agita mostrando così i colori del sottoala. Sono soprattutto questi, ancor di più del canto, ad attirare i selvatici.

Papà uccellatore impartisce la lezione al piccolo futuro reo. Gli insegna a sistemare l’incamiciato (nel video si intuisce dove appare il cerchio rosso), a fissare con le pietre ed i bastoncini la rete ed a sistemare dei semini neri. Poi, papà uccellatore, spiega al figlio dove sistemarsi ed attendere il primo gruppetto di cardellini. Lui, papà uccellatore, si dedica a sistemare l’incamiciato mentre lo scolaro di bracconaggio esegue senza protestare gli ordini. Si tratta di un pesce piccolo, ci aveva detto Gino, ma riesce a prenderne pur sempre un discreto numero. Papà uccellatore è un operaio della zona, ed in questa maniera integra lo stipendio. A Ballarò non ha un posto di rilievo. Gli angoli della piazza sono rigidamente suddivisi e c’è chi passa a riscuotere i soldi del posto (pubblico!) occupato. Poi ci sono i professionisti. Loro da generazioni non fanno altro. Dovreste vedere le case, ci aveva detto Gino. Uno, poi, lo zoppo, ha pure la pensione di invalidità, ma ogni mese si porta a casa almeno seimila euro di cardellini. Prima teneva gli uccellini a casa sua, vicino il convento di Santa Maria di Gesù. Poi deve aver notato che si sentivano troppo, direttamente dalla strada. La parte da leone è sempre dei vaccari (pastori di mucche). Stanno lungo il fiume Oreto e, ci dice sempre Gino, frequentano degli amici al canile municipale, ma non sa perchè. Per la colla c’era Nicola. E’ da un pò che non si vede al mercato. Ne vendeva un tipo che risultava poi facile da staccare una volta che i cardellini rimanevano invischiati.

Intanto noi, tra i piloni dell’autostrada ed uno sputino d’acqua, attendiamo la prima “tirata” per telefonare ai Carabinieri. Improvvisamente, però, papà uccellatore prende l’incamiciato e si allontana con l’allievo-figlio, sopra un motorino. Forse una macchina della Polizia vista poco prima passare sul ponte. Non lo sapremo mai. La rete, però, non potrà più utilizzarla. L’aveva lasciata lì e qualcheduno è andata a toglierla.

Di sicuro, papà uccellatore, potrà continuare indisturbato a tramandare la sua pratica. Sebbene sia illegale, il reato previsto è solo di natura contravvenzionale, come del resto tutti i reati venatori. Non fa granchè paura e più o meno tutti gli uccellatori hanno precedenti specifici. Ballarò, poi, è un porto di mare dove si tollerano i bracconieri. Non c’è bisogno di investigazioni (fatto che comunque la banalità del reato non consente). Basta andare lì la domenica mattina e sono tutti nella piazza. Quando, di tanto in tanto, magari dietro segnalazione delle Associazioni, c’è un controllo, sanno tutti come comportarsi. Nessuno conosce il proprietario degli animali. C’è tanta gente, come si fa a dimostrare il contrario? Quando appare lo Stato, c’è chi scappa, chi si nasconde tra la folla e chi mette in conto una piccola ammenda. Una insignificante tassa, una tantum nella carriera, da tramandare, di uccellatore.

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