GEAPRESS – Ancora bracconieri all’opera ed ancora all’interno di un’area protetta. Questa volta ad essere stato fermato è un bracconiere di Grisolia in provincia di Cosenza. Dentro il Parco Nazionale del Pollino è stato trovato in possesso di lacci-cappio in acciaio sistemati lungo un sentiero solitamente utilizzato dagli ungulati. Se trattasi di cinghiali, gli animali muoiono solitamente impiccati dal laccio che stringe sul collo del malcapitato animale. Per caprioli ed altri animali di eguale taglia, il laccio rimane impigliato su una zampa. Il cappio, al tentativo di fuga dell’animale, stringe sul nodo arrivando ad amputare l’arto.

Recentemente, nel Parco Regionale dei Monti Simbruini, un lupo è morto dopo ore di dolora agonia con il cappio stretto nell’addome (vedi articolo GeaPress). Sul volto dell’animale era rimasta impressa la maschera di dolore. Tali strumenti di tortura medioevali vengono resi noti, fin nelle loro tecniche di costruzione ed installazione, in pubblicazioni di caccia, specificando, ad ogni modo, che trattasi di mera dissertazione storica essendo il loro uso vietato dalla legge. Un po’ come le bombe fai da te.

Nel caso ora scoperto nel Pollino, i lacci erano lunghi fino a tre metri e mezzo ed erano stati parzialmente occultati utilizzando la vegetazione circostante. Ad intervenire gli uomini del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato, diretti dal Vice Questore Francesco Alberti. Il bracconiere è stato denunciato per bracconaggio all’interno dell’area protetta del Pollino. Lo stesso dovrà rispondere della violazione delle legge sulle aree protette oltre che dell’utilizzo di mezzi di caccia vietati.

Sempre ieri, sebbene in area non protetta, le Guardie della Provincia di Treviso hanno colto in flagranza di reato deu bracconieri intenti ad utilizzare sempre i lacci-cappio. Il fatto è avvenuto a Tovena di Cison di Valmarino. Una giovane femmina di cervo è purtroppo stata trovata morta. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).