GEAPRESS – L’altroieri GeaPress dava notizia del fermo, ad opera del Corpo Forestale dello Stato, di alcuni uccellatori in provincia di Benevento. Ad essere catturati ancora un volta i cardellini i quali, assieme al cinghiale, costituiscono la vittima più ricorrente dei cacciatori di frodo. Non si contano più, ormai, gli interventi operati nelle ultime settimane, fatto questo che dovrebbe far pensare ad una revisione normativa più specificatamente indirizzata alla repressione di alcuni tipi di reati.

GeaPress ha intervistato il Comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Benevento, dott. Angelo Vita.

GEAPRESS – Comandante, il fermo di uccellatori di piccoli uccelli canori rappresenta ormai una delle notizie più frequenti nelle quali ci siamo imbattuti.
Dott. VITA – Si, trattasi purtroppo di un reato abbastanza diffuso. Non è la prima volta che interveniamo per fermare degli uccellatori.

GEAPRESS – Ma che fine fanno i cardellini presi nella provincia di Benevento?
Dott. VITA – Nella nostra provincia non vi è un mercato locale. Almeno di una certa rilevanza. I cardellini vengono inviati in nord Italia. Ci risulta che particolarmente interessata sia la Toscana.

GEAPRESS – Si può sapere da dove venivano gli ultimi uccellatori che avete fermato?
Dott. VITA – Si, erano di Napoli.

GEAPRESS – Proprio di recente GeaPress ha trattato di alcuni interventi del Corpo Forestale in Toscana, proprio ai danni di di uccellatori napoletani (vedi articolo GeaPress, in caccia 16 settembre 2010).
Dott. VITA – Catturano uccelletti che arrivano ad essere quotati in maniera considerevole. Siamo al corrente di incroci particolari così come di individui con alcune tonalità di canto, che valgono parecchio. Evidentemente vi sono persone specializzate. Ad ogni modo vi sono altre forme di caccia illecite agli uccelli.

GEAPRESS – Ad esempio?
Dott. VITA – In parecchi casi abbiamo sequestrato i richiami acustici. Vengono piazzati spesso per le quaglie. Hanno un timer che li mette in funzione in determinati orari. Hanno lo scopo di fermare gli animali attorno al verso riprodotto. Poi il cacciatore arriva e gli spara spesso di primissimo mattino, a volte ancora con il buio.

GEAPRESS – Proprio di recente abbiamo dato notizia di un sequestro operato dal Corpo Forestale in Abruzzo (vedi articolo GeaPress). Oltre a fucili e munizioni hanno rinvenuto pure un richiamo acustico per le quaglie.
Dott. VITA – Il richiamo può essere lasciato anche per più settimane. Vi sono batterie che durano un mese e più. Non è semplice trovarli, sono purtroppo marchingegni molto diffusi. Poi con i bracconieri di cinghiali è un continuo rincorrersi. Sono veramente molto organizzati.

GEAPRESS – Come operano?
Dott. VITA – Vi è una macchina messa a controllare.

GEAPRESS – Delle vedette?
Dott. VITA – Si. Guardi a volte anche fuori la nostra caserma. Poi sono persone del luogo. Conoscono i posti, si sanno muovere bene, anche di notte. Abbiamo avuto molti problemi con le strutture turistiche. Ci chiamano per gli spari molto vicini alle loro attività. I bracconieri non agiscono mai tutti assieme. Sono divisi con compiti precisi. C’è chi porta i fucili ed un altro che li trasporta al ritorno. C’è chi va a recuperare gli animali abbattuti, oltre le vedette.

GEAPRESS – In Abruzzo erano cacciatori del luogo.
Dott. VITA – Si, ma con i cinghiali è così. Quando li fermiamo sono in genere persone con regolare licenza di caccia, solo che commettono atti di bracconaggio.

GEAPRESS – Ma cosa se ne fanno di tutti questi cinghiali? Intendo dire, trattasi di agricoltori, magari i danni all’agricoltura.
Dott. VITA – No, è probabile che servano un indotto, tipo ristoranti o attività di macelleria. E’ il problema di bracconaggio più grande che abbiamo. Per loro è una passione. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).