GEAPRESS – La Polizia Provinciale di Como già da tempo attenzionava la zona.  Erano, infatti, arrivate numerose segnalazioni. In particolare veniva riferito di colpi di fucile nelle ore notturne e movimenti sospetti. Nel corso dei sopralluoghi, uno sparo. Gli Agenti della Polizia Provinciale si precipitano ma arrivano un secondo prima del corpo mortale. Una donna, in mimetica, avrebbe così puntato il fucile sul povero gatto e premuto per la seconda volta il grilletto. Per il povero micio (vedi video) non c’è più niente da fare. La donna, a quanto pare in mimetica, intestataria di un regolare porto d’armi uso caccia, era lì con l’arma ed il gatto.

Il micetto faceva probabilmente parte di una colonia felina della zona. Secondo la Polizia Provinciale è probabile che il povero micio potesse in qualche maniera disturbare il luogo di pastura. L’incredibile rivelazione di quella baita era infatti appena iniziata.

Avviata la perquisizione, a quanto pare non senza qualche iniziale opposizione, veniva scoperto quello che sembrerebbe essere un’unica grande trappola per ungulati con tanto di cella frigorifera e area per la macellazione. Nei luoghi la donna e, di lì a poco, un uomo, forse il proprietario, anch’esso in possesso di regolare porto d’armi uso caccia.

Nella baita vengono trovati due fucili da caccia, una carabina con silenziatore e visore notturno. Poi una pistola fuciletto con calcio amovibile e con un puntatore ottico. Un fucile ad aria compressa forse datato ed un centinaio di munizioni. In una sorta di cantinato ed in un secondo locale nelle adiacenze, il congelatore con più buste contenenti carne, in pezzi ancora sani o già tritata. Verrà sottoposta ad analisi per capire se appartenente a fauna selvatica. Poi l’area verosimilmente adibita alla macellazione, con tanto di ganci e suppellettili utili allo scopo. Nei muri, trofei un po’ ovunque. Singolare la fattura di una sedia. Pelliccia di animale, forse di pecora, ed il telaio totalmente costruito con corna di cervo. Costruito altresì con corna di ungulati era pure un lampadario, un portacandele mentre con le estremità degli arti sempre di ungulati erano stati ricavati degli appendipanni. I trofei sembrerebbero essere di cervo, capriolo e camoscio.

Incredibile il marchingegno predisposto per attirare la fauna selvatica. Nel terreno attorno alla baita, infatti, vi erano buche con la pastura. Pane, granoturco e altri alimenti. Alcune fotocellule, avvertivano verosimilmente dell’avvicinarsi degli animali, inviando un segnale ad un apparecchio elettronico che fungeva da allarme sonoro e luminoso. Tale segnalatore era posto nel comodino della camera da letto ed era fornito anche di telecomando. Secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, l’esplosione del colpo poteva avvenire direttamente dalle finestre delle baita.

I reati contestati riguardano l’uccisione di animale, l’alterazione di armi e la custodia in luogo non consentito.

Le operazioni sono state dirette dal Comandante della Polizia Provinciale di Como, Claudio Comogli. Sul posto gli Agenti Terzaghi, Merga, Antonini e Omassi. Secondo gli investigatori ai due soggetti interessavano sopratutto gli ungulati. La Polizia Provinciale provvederà ora a comunicare all’Autorità di Polizia i nominativi dei denunciati per il ritiro del porto d’armi uso caccia.

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