GEAPRESS – Sta meglio “Libero” il cagnetto trovato con il laccio del bracconiere di cinghiali stretto per la bocca (vedi articolo GeaPress). Operato e ricucito il cagnolino di circa otto mesi è ora a casa di Valentina Abruzzese, la volontaria che l’ha preso in cura. Libero e le sue compagne (tutte sterilizzate dai volontari), era stato da poco abbandonato nel Parco Nazionale del Cilento. Luogo di bellezze naturali, di cinghiali e di lacci di bracconieri.

Parlare dei lacci per i cinghiali nel Cilento – spiega Valentina Abruzzese a GeaPress – è come parlare di una cosa che non è, oramai da tempo, mistero per nessuno“.

Libero era scomparso da circa una settimana. Il volontario che lo accudiva non l’aveva più trovato e si era messo subito a cercarlo. Niente, il cagnetto sembrava essere stato inghiottito dal nulla. Poi sabato scorso l’amara sorpresa. A non oltre 50 metri dal ciglio di una strada, qualcosa giaceva nel terreno. Era proprio lui, Libero. Mangiato dalle larve di mosca, con uno squarcio che dalla bocca prendeva tutta la testa. Il laccio di acciaio aveva fatto il suo lavoro. Dalla commessura labiale aveva iniziato a stringere profondamente.

Ne ho viste tante, proprio con i lacci – spiega Valentina – Con Libero quasi non sapevamo come fare. Abbiamo stentato a trovare un punto dove applicare la tronchessa e spezzare il cappio“.

Poi la corsa dal Veterinario, la pulizia della ferita e l’intervento di sutura. Ora Libero è con Valentina che non lo molla un attimo. La preoccupazione, ora, è per i cani che sono rimasti in area Parco. Dovrebbe essere un luogo protetto, ma Valentina spera nelle Guardie del WWF di Salerno che su GeaPress più volte abbiamo ospitato per le formidabili operazioni antibracconaggio ed a tutela dell’ambiente.

Saremo presenti con il prossimo campo nazionale antibracconaggio curato dal WWF – dice a GeaPress Piernazario Antelmi, Vicepresidente delle Guardie WWF Campania e dello stesso WWF regionale – ma conosciamo molto bene la zona già da tempo. La Signora Valentina fa bene a lamentarsi. La zona è avvilita dai bracconieri“.

I cinghiali per gli agricoltori sono un problema ma forse sarebbe bene ricordare che animali così grossi, nel Cilento come in altre parti d’Italia, sono stati volutamente immessi per fini venatori. Si è soppiantato il piccolo cinghiale che viveva naturalmente nei boschi ed ora, ignorando metodi alternativi ed incruenti , vi è pure la presenza dei cacciatore cosiddetti di selezione. Anche questi in area Parco dove dovrebbe essere bandita ogni attività di caccia. Ad essere particolarmente ricercate, ricorda il WWF, sono le femmine gravide.

Per noi, ma in generale per l’attività antibracconaggio – aggiunge Piernazario Antelmi – la presenza dei selecontrollori è un elemento di disturbo. Il Parco ha già molti problemi sia con i lacci che con le squadre clandestine di cinghialisti. Avere pure altra gente che spara non è proprio la situazione ideale per intervenire contro i bracconieri“.

Problema, anche questo, comune ad altre zone d’Italia e recentemente sollevato, proprio dalle pagine di GeaPress, dal Corpo Forestale di Ancona (vedi articolo GeaPress).

E così, in aree di caccia autorizzata e caccia abusiva (era un bracconiere di cinghiali il ragazzo ferito dai compagni di battuta lo scorso dicembre a Teggiano, in piena area Parco), stava per finire anche la breve storia di vita di Libero. Una preoccupazione in più per i volontari i quali, per sterilizzare (a proprie spese) i cani randagi abbandonati, percorrono cinquanta chilometri fino a Salerno.

E l’ASL veterinaria territorialmente competente?
E’ quella del canile di Cicerale, lasciamo perdere ….”.

Già, il famoso… canile di Cicerale. Ora è chiuso, forse. I cani randagi vengono accalappiati e finiscono in provincia di Avellino e di Napoli. “Cani a perdere” commenta amaramente Valentina.

E la proprietà di Cicerale? E’ in montagna, a Torre Orsaia. Neanche a dirlo in area Parco. E’ convenzionato con una decina di Comuni. Opera lì da poco tempo. Cicerale e Torre Orsaia appartengono a due comprensori diversi, ma la chiusura del primo e l’apertura del secondo quasi si sovrappongono. Coincidenze della gestione del randagismo.

Chissà. Ovviamente nulla può essere addebitato a Cicerale (canile). Ma la sua chiusura coincise anche con strani ritrovamenti di cani con testicoli stretti da un elastico. Una maniera fai da te di sterilizzare, che provoca necrosi, infezioni e morte. Un’ abitudine ricorrente, quella delle parti delicate. Così fu per i trecento cardellini sequestrati dal WWF (… parliamo sempre di area Parco) molti dei quali trovati accecati. Gli occhi erano stati bruciati.

E’ vero – fa eco Valentina all’intervento del WWF di un paio di anni addietro – Qui di cardellini se ne catturano tantissimi“.

Eppure, a volte, ci si indigna di più per il maltrattamento ad un cane che non per uno, come a trecento, cardellini, catturati e finiti con il chiodo rovente negli occhi. Una tradizione, crudele quanto infondata, vuole che gli uccellini accecati, cantino meglio. Nel Cilento, terra di bellezze ma anche di forti contrasti, per fortuna ancora ci si indigna per entrambe le crudeltà. Cani torturati e uccellagione. In altre regioni, quest’ultima, l’hanno fatta diventare legge.

I bracconieri se le inventano tutte – aggiunge Piernazario Antelmi – finanche assurdi mezzi, purtroppo molto artigianali, ma tremendamente efficaci. Basta una buona esca, facile da reperire, e il cinghiale ci casca facilmente. Pensi che recentemente abbiamo fermato un bracconiere, in area Parco, che all’interno della propria macchina stava trasportando una di queste trappole perfettamente armata. Si giustificò dicendo che era un ricordo del nonno defunto a cui era molto affezionato“.

Almeno li controllassero frequentemente i loro arnesi di morte – aggiunge Valentina Abruzzese – Spesso, infatti, si trovano animali in avanzato stato di decomposizione. Cinghiali, ma anche gatti, cani e volpi.”

A cosa serve tutto questo cinghiale?
Non chiedete a me che sono vegetariana – dice Valentina – ma forse un giro per i ristoranti potrà spiegare qualcosa“.

Libero, forse, doveva rimanere a marcire nella trappola, come un cinghiale che al momento non serviva.

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