GEAPRESS – Sono due agricoltori di Castel di Casio (BO), i due bracconieri che hanno procurato la morte del povero cervo rimasto bloccato dal tremendo cappio-laccio metallico. A loro sono arrivati le indagini della Polizia Provinciale di Bologna, coordinate dal P.M. Dott. Lorenzo Gestri della Procura della Repubblica del capoluogo emiliano.

I reati contestati sono quelli di uccisione e maltrattamento di animali. Il cervo, un maschio adulto di quasi tre quintali,  è morto di fatto  per un’abnorme dilatamento (di fatto un’esplosione) delle coronarie. Il povero animale non ha retto allo stress ed allo spavento di essere rimasto bloccato dal laccio. Ad accorgersi di lui, lo scorso fine agosto (la notizia è stata resa nota ora solo dopo la liberatoria del magistrato), sono stati alcuni cacciatori dell’URCA (Unione Regionale Cacciatori dell’Appennino) diffusi soprattutto nel centro Italia. Uno di loro ha tentato di liberare il grosso animale che purtroppo di lì a poco, sarebbe morto.

La Polizia Provinciale è arrivata ai due agricoltori-bracconieri, dopo avere individuato numerosi altri lacci, sistemati nei pressi. Erano tutti collocati nei “trottoi”, ovvero i sentieri percorsi dalla fauna, e riconducevano ad un numero limitato di edifici. Dall’esito delle perquisizioni domiciliari sono stati rinvenuti altri lacci, materiale per costruirli e cartucce vietate dalla legge. Sempre da una delle case del comprensorio proveniva il grosso alano che aveva aggredito il cervo bloccato nel laccio. In un locale in uso ai due agricoltori sono stati, inoltre, rinvenuti i congelatori con la carne di altri animali precedentemente macellati.

La morte del cervo ha suscitato molto scalpore e sconcerto. L’uso delle trappole ai danni della fauna selvatica, ivi compreso il laccio-cappio, è purtroppo molto diffuso in tutto il territorio nazionale. Il principio è lo stesso. Un filo di diverso spessore, in funzione della preda cercata, sistemato come un cappio nei sentieri battuti dagli animali. Se bloccati per gli arti, si può arrivare all’amputazione dello stesso. Il laccio, infatti, penetra sempre più ogni volta che l’animale tenta di liberarsi. Preso per la pancia, fatto più comune per lupi e volpi, si ha in genere la rottura del diaframma. Per i cinghiali che vengono invece acciuffati per la gola, il soffocamento. A rimanere vittime, possono essere anche animali domestici, come cani, gatti ed animali da pascolo.   

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