GEAPRESS – Se si pensa che uno spiedo di appena otto uccellini costa circa 100 euro è facile immaginare, unitamente al fatto che i reati venatori sono tutti limitati al campo contravvenzionale, come il bracconaggio ai danni dell’avifauna del cagliaritano è duro a morire.

Contro questa realtà si sono battuti i volontari della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) che ha condotto la sua quattordicesima campagna anti bracconaggio proprio nei comprensori montuosi del cagliaritano ove viene massicciamente praticato il bracconaggio.

Nonostante i giorni di maltempo, i volontari hanno neutralizzato oltre cinquemila trappole per uccelli e 105 per ungulati. Nella sola Capoterra, comune alle porte di Cagliari, si stima la presenza di 120 bracconieri “fissi” più almeno altri 350 che con minore meticolosità si dedicano all’intrappolamento della fauna selvatica. L’avifauna viene in genere catturata con l’ausilio di lacci in nylon oppure di crine disposti in terra o su alberi, mentre per gli ungulati si ricorre a cavi di acciaio.

Purtroppo gli uccellini catturati sono, secondo la LAC, ancora fortemente richiesti dai ristoranti di Cagliari. Andrebbero pertanto previste ispezioni sia nei ristoranti come nei mercati, oltre che i sequestri delle automobili con le quali i bracconieri si recano nei boschi. Indispensabile, inoltre, un deciso rafforzamento delle sanzioni oggi limitate, per i reati venatori, solo al campo contravvenzionale. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).