lupo
GEAPRESS – Forse una giovane femmina, ma di più allo stato attuale non è possibile dire. La lupa trovata dalla Polizia Provinciale  di L’Aquila a Celano (AQ) in località Colle Felicetta, presentava già segni di decomposizione. La particolare posizione dell’animale, di fatto quasi appeso al tremendo laccio cappio del bracconiere lungo il terreno scosceso, impediva di potere stabilire di più.

Gli esami dell’Istituto Zooprofilattico, diranno se è morta per soffocamento o se il bracconiere ha sparato contro un colpo di fucile. Stante i primi rilievi, sembrerebbe però che ad uccidere il povero animale sia stato proprio il soffocamento provocato  dal nodo scorsoio del filo metallico.

Di certo ha sofferto, ed anche parecchio. Lo testimonia il terreno smosso, anche se, precisa la Polizia Provinciale, si trattava di un camminamento solito della fauna selvatica. Sono proprio questi i luoghi prescelti dai bracconieri. Gli stessi pattugliati dalla Polizia Provinciale nelle operazioni di bonifica.

La lupa ha tirato, girandosi più volte,  nel tentativo di scappare. Disperata non ha fatto altro che peggiorare  la situazione. Facendo leva con le zampe posteriori puntate nel terreno in pendenza, si è infine procurata essa stessa la morte.

Il povero animale è stato trovato da un Agente della Polizia Provinciale di L’Aquila, durante un normale servizio di controllo del territorio. Subito l’intervento della squadra guidata dal Capitano Antonio Febo. L’area è stata attenzionata al fine di eliminare il pericolo di eventuali altre trappole. Insidiose, oltre che crudeli. Il bracconiere ha infatti l’abitudine di celarle abilmente tra la vegetazione. Il lupo, come un altro animale, non ne avverte la presenza rimanendo per questo impiccato. Non è però questa l’unica maniera che conduce alla morte. L’animale, infatti, può rimanere bloccato al cappio tramite una zampa, fino a procurarsi orrende amputazioni. C’è poi il caso nel quale il laccio viene a stringere sull’addome. In questa eventualità la morte sopraggiunge per rottura del diaframma.

Secondo la stessa Polizia Provinciale è probabile che il laccio-cappio sia stato predisposto per la cattura illegale del cinghiale. Un fenomeno diffuso, quello delle trappole per gli ungulati. Impossibile, ad avviso sempre della Polizia Provinciale, che non venga messa in conto la  cattura di altri animali, selvatici e non. Di certo rintracciare il bracconiere, non è cosa facile. Un laccio in filo metallico, non è  difficile da procurarsi. Gli indizi di partenza sono quasi sempre  nulli.

Cosa rischia, nel caso, il bracconiere? La legge sulla caccia pone una netta discriminante nel caso trattasi di cacciatori oppure no. Nel primo caso valgono solo i blandi reati venatori, tutti di natura squisitamente contravvenzionale. Piccole ammende, nel caso della sanzione pecuniaria, e previsioni di arresto di gran lunga inferiori alla soglia di punibilità. Reati in buona parte oblazionabili. Si paga una somma ridotta e si estingue il reato. Se invece si tratta di bracconieri senza permesso di caccia è possibile contestare il reato delitto di furto (anche nelle ipotesi di aggravanti) e/o ricettazione. Il furto, è quello al patrimonio indisponibile della Stato.

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