GEAPRESS – Zampe posteriori spezzate e profonde lacerazioni sui fianchi. La volontaria ha appena fatto in tempo per un’ultima ed unica carezza ed il povero capriolo di Pugnello, frazione di Arzignano (VI) è morto. La sua storia però è molto più dolorosa. A rivelarla è il Coordinamento Protezionista Vicentino, i cui volontari sono accorsi alla richiesta di aiuto. La proprietaria del terreno aveva sentito, all’alba del 7 novembre, i latrati dei cani da caccia. Proprio innanzi alla finestra di casa, la scena agghiacciante. La muta si era avventata sul povero capriolo, dilaniandolo. La signora è subito intervenuta allontanando i cani ed avvisando i volontari.

Sul posto sono intervenute le Guardie Zoofile dell’ENPA le quali, purtroppo, non potevano far altro che disporre gli esami autoptici. Dalle radiografie si sono così evidenziate due amare realtà Il capriolo era stato ferito con un colpo di fucile da caccia che utilizzava munizione spezzata. Una crudeltà aggiunta, commentano dal Coordinamento, oltre che vietata dalla legge. In quell’area, poi, il capriolo non si poteva uccidere. L’animale, ferito dalla munizione spezzata, è stato poi assalito dalla muta di cani. Vi era però un altro raccapricciante particolare. Nella zampa posteriore c’era una ferita ancora più antica. Zampa spezzata da un altro colpo di fucile esploso non meno di tre settimane addietro. Il povero animale era così sopravvissuto tra atroci sofferenze fino al secondo colpo di fucile e l’assalto della muta dei cani che lo hanno, letteralmente, sbranato da vivo. Un giovane capriolo, commentano dal Coordinamento Protezionista Vicentino, centrato dai fucili da caccia per ben due volte in venti giorni.

Sconvolta per quanto successo, la proprietaria del terreno ha pure dovuto subire pesanti minacce e ritorsioni. Già nel passato, tra l’altro, è stata oggetto delle angherie dei seguaci di Diana. In più occasioni, rivela la signora, si sono avvicinati a casa spaventando i cavalli e gli animali da cortile.

Quando ho sentito i cani – riferisce la proprietaria del terreno – sono uscita da sola, urlando. I cacciatori erano in quattro – aggiunge la signora – uno si è avvicinato puntandomi il fucile alla tempia, ho avuto veramente paura, e nonostante li conoscessi, sono andata dai Carabinieri ma alla fine non ho sporto denuncia, per evitare ritorsioni più gravi“.

L’incubo della signora, però, non era finito. Per difendere la sua proprietà ha pensato di recintarla. Evidentemente, però, per qualcuno non doveva farlo, visto che uno dei suoi cani è finito impallinato ed altri due sono morti avvelenati. Non solo i cani, ma anche la cavalla alla quale la signora teneva moltissimo. Morta anch’essa avvelenata.

Sulla vicenda è intervenuto Renzo Rizzi, portavoce del Coordinamento Protezionista Vicentino. “Nei media – ha dichiarato Renzo Rizzi – sono usciti spesso articoli asserenti che dei caprioli erano stati sbranati dai cani randagi. La cosa mi ha sempre convinto poco – ha aggiunto Renzo Rizzi – in effetti, la prima volta che viene effettuata una verifica, si scopre che le cose stanno in tutt’altro modo“.

Per Rizzi una persona che spara con una munizione di quel tipo ad un ungulato non è solo un bracconiere ma un autentico delinquente. Il portavoce del Coordinamento punta il dito pure contro le associazioni venatorie accusate di nascondere il problema.

Mai una denuncia penale – riferisce Rizzi – che sia arrivata direttamente da chi come i cacciatori conosce l’ambiente, mai una costituzione di parte civile nei processi, con richiesta di revoca della licenza di caccia“. Anzi, sempre secondo Rizzi, sarebbe proprio il caso di andare a vedere di quale legale hanno goduto certi personaggi.

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