GEAPRESS – Inseguiti e pure con il colpo d’arma da fuoco sparato in aria. I fatti sono occorsi la sera del 30 ottobre nelle campagne di Mazzarrone (CT). La pattuglia dei Carabinieri del Comando Compagnia di Caltagirone, si è trovata improvvisamente innanzi una Jeep provenire da una strada campestre. Al segnale di alt, è seguita però la fuga. Un lungo inseguimento per le strade di campagna. Poi, dopo un colpo esploso a scopo d’avvertimento, la Jeep finalmente si è fermata.

Appena raggiunta la macchina i Carabinieri si sono trovati innanzi una confusione indescrivibile. Sedici cani, stipati “in maniera disumana“, commentano i Carabinieri, tutti contenuti in un gabbione con due scompartimenti. Poi, quattro furetti, utilizzati per la caccia al coniglio, un coniglio morto, armi da taglio e armi da caccia. Come se ciò non bastasse pure l’assicurazione dell’autovettura ormai scaduta. I due fermati avevano precedenti per reati contro il patrimonio. Dai successivi rilievi,  i cani sono risultati senza microchip.

L’unica cosa in regola era il porto d’armi uso caccia. Due cacciatori, insomma, denunciati per i blandi reati venatori e il maltrattamento di animali. Poi la resistenza a pubblico ufficile. Per questo reato è previsto l’arresto in flagranza, ma già due giorni dopo il Giudice, ravvisata la non pericolosità, li ha rilasciati.

I due cacciatori sono di Modica (RG) e di Palma di Montechiaro (AG).

A dire il vero, i due cacciatori avevano teoricamente sottratto allo Stato quello che si usa chiamare patrimonio indisponibile. E’ un reato di furto, ovvero un più potente reato delitto, non come quelli blandi di contravvenzione (come tutti i reati venatori). La legge sulla caccia, ha però consentito che i reati di furto, furto aggravato e ricettazione (parlando sempre di fauna selvatica) non possano essere applicati ai cacciatori.

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