GEAPRESS – L’area è quella dei Mazzoni, ovvero la valle del fiume Volturno. Cave da dove sono stati prelevati i depositi sedimentari del fiume e divenute oggetto di occultamento dei rifiuti smaltiti dalla camorra. Infine, allagate per essere affittate dai cacciatori. I cacciatori sparano dagli appostamenti, in pochi casi legali e ben mimetizzati nel reticolo di canali. Il tutto in una zona che anni addietro divenne oggetto dell’operazione Volo Libero condotta dal Capitano Ultimo, famoso per avere arrestato Totò Riina.

Nella vasca nei pressi di Villa Literno, ad essere stati denunciati dal Corpo Forestale del Comando Stazione di Caserta e Castel Volturno coordinati dal Comando Provinciale di Caserta diretto dall’Ing. Michele Capasso, sono due cacciatori con regolare porto d’armi provenienti da Monte di Procida, in provincia di Napoli. I due cacciatori, sorpresi in atto di bracconaggio, si erano appostati di notte ed in periodo di caccia chiusa, utilizzando pure richiami acustici vietati dalla legge. Armati di tutto punto ed all’interno di un appostamento a pelo d’acqua. Poi i richiami acustici vietati utili ad attirare l’avifauna migratrice che in questo periodo, proveniente dall’Africa, risale la penisola per raggiungere i luoghi europei di nidificazione.

I due bracconieri si trovavano in un’area molto difficile da raggiungere in quanto circondata da un dedalo di canali di bonifica. L’ottima conoscenza del territorio del Corpo Forestale dello Stato ha però consentito, pur in piena notte, di individuare in flagranza di reato i due bracconieri.

Nonostante la legge sulla caccia consentirà a queste persone di continuare a sparare (solo nel caso dei reati più gravi è previsto il ritiro del porto d’armi sebbene solo a condanna definitiva e decreto penale di condanna esecutivo), forse una novità per i due cacciatori bracconieri potrebbe esserci. Alcune Procure, tra cui quella di Santa Maria Capua Vetere, hanno disposto non solo il sequestro dell’arma ma anche la sua distruzione.

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