GEAPRESS – I fatti risalgono ad alcuni anni addietro e riguardano due cacciatori di Muravera (CA) rispettivamente di anni 34 e 24 anni. Erano stati sorpresi a cacciare all’interno dell’Oasi permanente di protezione faunistica “Costa Rey” e si erano opposti alla condanna a quattro mesi di arresto (in realtà totalmente teorici, visto che la soglia di punibilità si misura in anni) e 400 euro di ammenda. Lo specifico reato venatorio (un banale reato di contravvenzione) non è in questo caso oggetto di oblazione. Dunque avevano due possibilità. Ricorrere al Decreto Penale di Condanna (pertanto con sconto di pena) o tentare il dibattimento. Cosa che è avvenuta.

I due cacciatori si erano difesi sostenendo che l’area non era tabellata (in realtà, hanno appurato i Giudici, i cartelli almeno in parte c’erano, solo che erano stati presi a fucilate e pertanto non più leggibili). In questo caso la legge regionale sarda prevede per le Oasi la non sanzionabilità del cacciatore. Un fatto quantomeno increscioso nel momento in cui, ha rilevato la Corte di Cassazione con sentenza della Terza Sezione Penale n. 246 del 25/01/2011 (Presidente dott. Saverio Felice Mannino), se dovesse valere incondizionatamente il principio della non punibilità, si creerebbe la possibilità che un cacciatore, una volta entrato in area di divieto togliendo esso stesso i cartelli, si giustifichi poi innanzi ad un organo di polizia con il fatto che l’area non è tabellata. In realtà la norma nazionale nulla dice in materia, ovvero prevede solo la tabellazione per tutte le aree considerate nei piani faunistico venatori. La norma della Sardegna, invece, ha previsto la delimitazione dell’area e conseguente tabellazione, da disporsi con atto amministrativo. Tale metodologia sancirebbe, secondo la difesa dei due cacciatori, la scusabilità del comportamento messo in atto. Ancora, per fortuna, la norma nazionale è superiore … .

Al di là di questo, ricordano i Giudici della Corte di Cassazione, l’accusa può sempre dimostrare che il cacciatore era a conoscenza del divieto anche nel caso di mancanza di tabellazione. Nel caso specifico, si era verificato sia che i cartelli erano inadeguati ( … anche per colpa dei cacciatori, dice la Suprema Corte) ma anche che lo stesso divieto di caccia nell’Oasi di Costa Rey era stato pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Sardegna fin dal 1986.

In aggiunta a ciò già i Giudici di merito avevano rilevato come i due cacciatori fossero del posto. Uno dei due abita addirittura nella stessa zona. Il comprensorio, poi, era ben conosciuto, tanto da essere area di caccia abituale. Per non destare sospetti (hanno rilevato sempre i Giudici) parcheggiavano al di fuori dell’area interdetta ma nei pressi di uno dei pochi cartelli riportanti il divieto di caccia.

In definitiva, la Regione Sardegna, pur avendo messo in campo una sorta di escamotage per non incorrere nel divieto, non può ancora eliminare la possibilità da parte dell’accusa di dimostrare la consapevolezza di commettere un reato. Una difficoltà in più, ma ancora possibile.

Tutto concluso? Potranno ora i cacciatori avere revocato il porto d’armi uso caccia? No. Un aiutino arriva ora dalla legge nazionale sulla caccia. La licenza sarà revocata solo se i due avranno una seconda condanna, sempre definitiva,nel caso dello stesso reato. Intanto solo una sospensione, a partire da ora, non da quanto è stato commesso il reato. Nel frattempo avranno potuto espletare il loro hobby anche se sorpresi in area di divieto di caccia.

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