cinghialino
GEAPRESS – Operazione “Fauna Sicura” del Corpo Forestale dello Stato, Comando Provinciale di Caserta, intervenuta con il proprio nucleo di Polizia Giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (CE).

Oggetto dell’intervento la caccia illegale praticata nei Parchi e nelle Riserve che, afferma la Forestale “cacciando in questi luoghi, mostrano una totale indifferenza alle norme di salvaguardia poste a tutela delle aree di protezione“.

Le indagini hanno riguardato anche la metodologia utilizzata per la caccia al cinghiale, definita particolarmente “spregievole“, che consiste nel braccare con i cani gli ungulati selvatici stanandoli dalle aree protette verso quelle ove la caccia è consentita. Gli animali vengono così finiti dai fucili dei cacciatori appostati. La carne, invece, finirebbe nel mercato nero. Un sistema, pertanto, che sfugge al fisco ma anche ai controlli sanitari.

Nei periodi in cui la caccia nelle aree di permesso è invece interdetta, i cacciatori spostavano le loro attenzioni fin sulle spiagge dove, nel mese di marzo, venivano abbattuti uccelli acquatici in migrazione. Per attirare i selvatici, i bracconieri avevano costruito le cosiddette “vasche“, ove, una volta appostati, provvedevano all’uccisione degli acquatici.

L’affitto di tali “vasche“, sempre a detta degli inquirenti, si aggira tra i 12.000 ed i 40.000 euro l’anno.

A finire denunciati, nel corso dell’operazione “Fauna Sicura”, sono sedici persone. Quindici i fucili sequestrati, in alcuni casi modificati al fine di renderli più offensivi. Messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria quasi 1000 cartucce, svariate decine di richiami per avifauna, stampi in plastica dalla forma di uccelli acquatici, due bunker, ovvero appostamenti fissi di caccia, numerose specie di uccelli uccisi tra cui Marzaiole.

Rinvenuta anche un’arma artigianale costituita da due tubi metallici di cui uno munito di percussore.

Inoltre, lo scorso 13 luglio, nel corso di un servizio espletato in un bosco del Comune di Treglia sono state rinvenute numerose trappole costituite da lacci metallicci, veri e propri cappi che provocano notevoli sofferenze alla fauna.

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