GEAPRESS – Ci potrebbe essere un grosso traffico di fauna protetta diretta nel nord Italia dietro le indagini che hanno portato, tra l’altro, alla scoperta del negozio di animali con fauna protetta, mostrato ieri sera nel servizio di Striscia la Notizia (vedi VIDEO).

Situazioni pesanti già riscontrate in un precedente intervento dello scorso febbraio (vedi articolo GeaPress). In quel caso un presunto trafficante gridò pure di voler prendere la pistola. Poi la fuga che vide coinvolto il negozio di Casavatore (NA), lo stesso del servizio di ieri. Per non farsi riconoscere, questa volta Edoardo Stoppa ha indossato un parrucchino. Poi, tra i cardellini e le allodole del negozio di animali, ha rilevato la sua identità.

Negozio che però dovrebbe essere non in regola, almeno così ha riferito Stoppa. La posizione irregolare viene altresì confermata da Antonio Colonna, responsabile del Nucleo Operativo Tutela Animali di FareAmbiente dal quale sono partite le indagini. Anzi, lo stesso Colonna avrebbe già da tempo comunicato all’autorità comunale la particolare situazione di quella rivendita. Niente, a distanza di mesi, quel negozio è ancora lì. Con i cardellini e le allodole.

Una uccellagione che parrebbe così quasi tollerata, interventi delle Forze dell’Ordine a parte. Proprio ieri la comunicazione dell’ennesimo sequestro avvenuto questa volta in provincia di Reggio Calabria. I due bracconieri, uno dei quali con precedenti per reati specifici, sono stati sorpresi dal Corpo Forestale dello Stato in località “La Sorgente”, nel Comune di Reggio Calabria, e “Torrente di San Vincenzo”, nel Comune di Motta San Giovanni. Il personale del Comando Stazione di Reggio Calabria li ha colti in flagranza di reato.

Reti e diciotto cardellini, nel caso di Reggio Calabria, di cui due utilizzati come richiami per i volatili selvatici. La perquisizione domiciliare portava inoltre alla scoperta di altro materiale utile ad esercitare la pratica dell’uccellagione. Il secondo uccellatore, quello di Motta San Giovanni, veniva trovato in possesso di cinquanta cardellini detenuti in due grosse gabbie, reti e richiami elettroacustici con il richiamo del cardellino. Secondo la Forestale, per entrambi i casi denunciati, l’avifauna protetta era sicuramente destinata la fiorente mercato clandestino che ogni anno porta nelle tasche dei bracconieri ingenti quantità di denaro illecito.

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