GEAPRESS – Sia la Regione Calabria che la Regione Campania, come molte altre in Italia, sono accumunate per aver tentato di favorire il mondo venatorio, maltrattando i provvedimenti di fine anno, addirittura le leggi di bilancio.

In Calabria, lo scorso novembre, il TAR, dopo il ricorso della Associazioni ambientaliste, aveva frenato l’impeto venatorio dei legislatori calabresi. Tempi di caccia troppo larghi e carnieri troppo ricchi. La Regione Calabria rifletté e, come Cettolaqualunque nel circolo dei cacciatori, decise di dar conto alle più strampalate proposte, ovviamente afferenti a chi aveva interesse a sparare per più tempo. Dove ha inserito gli illegittimi consigli? Ovviamente nella legge di bilancio di fine anno.

Ora arriva la notizia che il Governo ha impugnato proprio questa legge e proprio nella parte relativa al … bilancio venatorio. Si sarebbe dovuto smettere di uccidere beccaccini, acquatici e volpi molto prima dello strafare calabrese. Sembra, però, che Governo e Regione Calabria troveranno una maniera per accordarsi ed evitare, modificando la norma, di fare lavorare la Corte Costituzionale. Del resto i modi di fare di Cettolaqualunque hanno vinto, dal momento in cui la stagione venatoria è finita secondo i suoi (ovviamente illegittimi) tempi.

Ed in Campania? Viene subito in mente Pulcinella. Quello che è stato in grado di fare la Regione, infatti, difficilmente trova eguali. A bloccarla, però, la Corte Costituzionale sempre su ricorso del Presidente del Consiglio dei Ministri. Di mezzo la solita legge di bilancio di fine anno ed i soliti metodi.
Partiamo subito dall’assunto che nei Parchi (sia regionali che nazionali) è impedito l’accesso ai visitatori se accompagnati da cani. Potremo discuterne venti ore di seguito, ma il cane potrebbe arrecare disturbo alla fauna selvatica. Il cane del cacciatore, addirittura in allenamento (ovvero alla ricerca della fauna selvatica), no! Ed ecco allora che i legislatore campano agli inizi dello scorso anno si inventa che “al fine di contribuire al rilancio dell’economia delle zone montane e dei territori compresi nei parchi” promuove il … “cino-turismo”!. Di cosa trattasi? Ovviamente di aree da adibire all’addestramento ed allenamento dei cani dei cacciatori.

La Corte Costituzionale, con sentenza dell’11 febbraio scorso, ha portato di nuovo la legalità al posto delle ventate venatorie. Se la Regione Campania vuole proporre il suo cino-tiruismo, lo faccia nella regioni montane e non nei parchi (che, peraltro, potrebbero anche non essere montani). Ad impedirlo non è solo la legge quadro sulle aree protette, ma anche una precedente sentenza della stessa Corte Costituzionale. Provvedimento illegittimo, dunque, inserito in una legge di bilancio e due volte sbagliato; come la Regione Calabria. Intanto almeno un problema in Italia si è risolto. La Regione Campania avrà finalmente il turismo che le spetta. In montagna non protetta arriva il cino-turismo. Qualcosa, però, ci fa pensare che non se ne farà niente. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).