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GEAPRESS – Una femmina che stava allattando, otto cuccioli probabilmente finiti a martellate ed un maschio  ancora nella trappola. Questo il “carniere” per ora solo imputato ai due presunti bracconieri denunciati nei giorni scorsi a Calvisano, in provincia di Brescia (vedi articolo GeaPress).

L’intervento, come è noto, è scaturito nel corso delle operazioni di controllo del territorio eseguite dalle Guardie dell’ANPANA. Un lavoro, a quanto pare, durato parecchio tempo e concluso grazie all’intervento del Corpo Forestale dello Stato.

Sulla vicenda, però, si aggiungono nuovi particolari. I due denunciati per i reati di bracconaggio, secondo indiscrezioni pervenute, sarebbero non solo cacciatori con regolare licenza di caccia ma addirittura Operatori Faunistici della Provincia.

Secondo il comunicato del Corpo Forestale, sarebbero stati trovati proprio mentre armeggiavano con le trappole.  L’ipotesi che si avanzata tra gli inquirenti  è tutta collegata al mistero di quei nove corpi conservati nel congelatore. In provincia di Brescia, la caccia alla volpe è consentita con modalità e tempi tutti ricadenti all’interno della stagione venatoria. Oltre il 31 gennaio, vige il divieto. Nel perido antecedente, però, non dovrebbero esserci cucciolate di volpe.

Perchè i due avevano conservato i corpi di quei poveri animali?

Nulla ancora è possibile collegare alla specifica vicenda, ma non è un mistero per nessuno che gli Ambiti Territoriali di Caccia pagano, con soldi pubblici, per  le volpi consegnate. Circa 36 euro per ogni animale ammazzato.  Gli uffici dovrebbero poi verificare l’eta dell’animale, anche perchè i cacciatori autorizzati operano nei periodi nei quali non vi sono cucciolate.

Ad ogni modo, per i due cacciatori bresciani grava ora la denuncia di bracconaggio. Forse non potranno più essere Operatori Faunistici, ma sulla possibilità di continuare ad  andare a caccia, è tutto un altro discorso. Salvo superiore intervento dell’Autorità di Polizia, non esiste un immediato ritiro del porto d’armi uso caccia. Anzi, i tempi si potrebbero prospettare niente affatto brevi.

Circa la dinamica dei fatti, l’ipotesi ritenuta più probabile è che le volpi trovate facessero parte di una stessa famiglia. Uccisa a fucilate la femmina in fase di allattamento (così avrebbe confermato l’Istituto Zooprofilattico) ed il maschio con la trappola, l’attenzione potrebbe essersi indirizzata verso i cuccioli. Per loro, infatti, potrebbero essere servite le tagliole. Disposte nei pressi della tana, fino all’aggancio con  la zampa. Poi, tramite una catena legata al crudele arnese, il cucciolo viene tirato via ed ucciso a martellate. I danni riscontrati dall’Istituto Zooprofilattico per i volpacchiotti nel congelatore, sembrerebbero essere compatibili con tale dinamica.

Oltre a quanto rinvenuto nel corso della perquisizione domiciliare, tra cui avifauna protetta uccisa, vi è anche quanto sequestrato nell’automobile posteggiata nei pressi del casolare al momento dell’intervento delle Guardie dell’ANPANA. Al suo interno, infatti,  sarebbe  stata rinvenuta una scatola di cartucce, una sacca con tagliole e lacci-cappio in metallo, un coltello, una tenaglia ed un grosso martello (vedi FOTOGALLERY). Trovati, inoltre, due fucili calibro 12, oltre a quello appartenente ad un parente e rinvenuto al momento della perquisizione domiciliare.

Ad ogni modo, si vocifera in ambiente protezionista ed a prescidnere da ipotetici collegamenti con i due, fa quantomeno riflettere che, con soldi pubblici, si provvede ad armare e rimborsare dei cacciatori arrivando a pagare 36 euro per ogni volpe uccisa. Si tratta, sottolineano dall’ANPANA, di un animale appartenente alla fauna autoctona e che svolge un importante ruolo di predatore. Coincidente, in alcuni casi, con le prede dei cacciatori.

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