tordi fucili III
GEAPRESS – Con una nota diffusa dal CABS di Reggio Calabria, la recente decisione della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha decretato la chiusura della caccia per alcune specie di uccelli (vedi articolo GeaPress), sembra non potersi applicare alla Regione Calabria.

Come è noto, con il provvedimeno del Governo, tre specie di uccelli (tordo bottaccio, cesena e beccaccia) hanno avuto chiuso il periodo di caccia allo scorso 21 gennaio. Questo perchè l’Esecutivo, esercitando il potere sostitutivo nei confronti delle Regioni, ha fatto proprio un  intervento che è venuto a mancare da parte degli Enti locali. Le Regioni, cioè, non avevano provveduto ad adeguare i propri calendari venatori.

Sulla Calabria, però, le cose potrebbero essere molto diverse.

Per nulla chiara – riporta infatti la nota del CABS – rimane la situazione della regione Calabria. Qui sarebbe stato emesso un provvedimento a firma del Presidente della Giunta Regionale che, anticipando il provvedimento governativo, avrebbe disposto la chiusura dal 19 gennaio per tordo bottaccio e tordo sassello. Ma di questo provvedimento non c’è alcuna traccia: non è contenuto nel BURC della Regione, nulla ne sanno le Forze dell’Ordine, cui compete la sorveglianza sull’attività venatoria“.

In effetti tra le regioni elencate nel comunicato del Consiglio dei Ministri, ed alle quali è stato imposto il bando, non compare la Calabria. Quelle considerate sono infatti la Liguria, Toscana, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, il Veneto e le Marche.

Il CABS, nel deprecare quanto sta accadendo, chiede al Presidente della Giunta Regionale Mario Oliverio, di voler fare immediatamente chiarezza sulla vicenda.  L’attuale situazione di incertezza danneggia fortemente la fauna selvatica in quanto, in assenza di uno specifico provvedimento di modifica del calendario venatorio calabrese, tordo bottaccio e tordo sassello potrebbero essere cacciati fino al 31 gennaio, in difformità da quanto avviene su tutto il territorio nazionale ed in violazione delle normative europee concernenti la tutela delle specie che hanno già iniziato la loro fase riproduttiva.
Resta dunque in piedi la minaccia di procedura d’infrazione contro il nostro Paese da parte dell’Unione Europea, con pesanti multe che verranno pagate da tutti i cittadini italiani”.

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