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GEAPRESS – Pre-apertura della caccia in provincia di Reggio Calabria all’insegna dell’illegalità.

Lo afferma il CABS secondo il quale il rinnovarsi di tale fenomeno non sarebbe certo una novità. “La nostra provincia  è una delle più indisciplinate d’Italia. Ma proprio per il fatto che il versante calabrese dello Stretto di Messina è stato indicato come uno dei sette black-spot italiani, punti altamente sensibili per il bracconaggio a rapaci e passeriformi e come tale inserito nell’apposito Piano d’Azione in fase di realizzazione da parte del Ministero dell’Ambiente, si sperava di avere qualche segnale di maggiore efficienza nella predisposizione e nella realizzazione dei controlli, nel loro numero e nella loro efficacia. Non a caso avevamo scritto preventivamente ai Comandanti Regionale e Provinciale del Corpo Forestale dello Stato, chiedendo un’attenzione specifica per questa fase, quando solitamente sono più frequenti gli episodi di indisciplina ai danni della fauna selvatica. Aggravati dal fatto che è in pieno svolgimento la migrazione autunnale dei rapaci”.

Ed invece i volontari dell’associazione, sul territorio sin dalle prime luci dell’alba, hanno avuto modo di riscontrare diffusissimi atti di bracconaggio in zone protette, come la Zona di Protezione Speciale (ZPS) Costa Viola, dove ogni attività venatoria avrebbe dovuto essere impedita fino al 30 settembre. Nella vallata del Torrente Catona, infatti, nel cuore della ZPS, sono stati centinaia i colpi di arma da fuoco esplosi nella prima mattina contro le poche specie cacciabili. Ma i segnali di indisciplina e di mancato rispetto delle regole sono arrivati da tutti gli ambiti provinciali. Ovunque richiami elettromagnetici fissi, riproducenti il verso della quaglia, specie nei cui confronti la caccia è vietata sino al 17 settembre e che invece è stata cacciata indiscriminatamente. Attività venatoria abusiva financo nelle zone più accessibili del Parco Nazionale dell’Aspromonte, com’è avvenuto nel territorio di Sinopoli, dove malintenzionati hanno sparato per ore a danno di quaglie e colombacci. E se ciò è potuto avvenire in zone frequentate, situate nei pressi di importanti vie di comunicazione, non osiamo immaginare cosa può essere accaduto negli angoli più remoti del parco, dove i bracconieri di cinghiali e di ghiri spadroneggiano per tutto l’anno.

Eppure non era difficile immaginare cosa sarebbe accaduto. Sarebbe bastato leggere le cronache provenienti dalla Sicilia, dove l’apertura della caccia era stata anticipata a giovedì primo settembre e dove i reggini si erano precipitati in gran numero, nonostante la caccia ai non residenti fosse limitata alle sole Aziende faunistico-venatorie. E invece in tutta la Sicilia hanno potuto cacciare indiscriminatamente, con grave danno della fauna selvatica, anche protetta, come i rapaci migratori. Non è un caso che nella provincia di Ragusa, l’unica della regione dove i controlli sono efficaci (grazie alla presenza di un efficiente Corpo di Polizia Provinciale), due delle tre persone denunciate in pre-apertura provenissero da Reggio Calabria.

Siamo alle solite – afferma Giovanni Malara, responsabile del CABS – I controlli venatori in provincia di Reggio Calabria continuano ad essere inesistenti, fatta salva qualche lodevole ma limitata eccezione. Per il resto nulla. Si spara a qualunque cosa si muova; si va in giro alla ricerca della selvaggina, mentre in pre-apertura si potrebbe cacciare esclusivamente da appostamento temporaneo; si uccidono specie particolarmente protette, come i rapaci. Grande responsabilità vanno imputate anche alla Regione Calabria: in una realtà in cui i controlli sono scarsissimi, aprire la caccia in settembre, quando le specie cacciabili sono poche e molte di queste si trovano ancora nella fase di allevamento dei piccoli, significa soltanto incentivare il bracconaggio.”

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