cinghiale ucciso
GEAPRESS – Una compagnia di cacciatori  che da tempo avrebbero esercitavano la caccia in zona protetta nella Giara. Questa l’ipotesi del Nucleo investigativo e della Stazione Forestale di Barunini, in provincia di Cagliari.

I cacciatori mediante impiego di una muta di cani appositamente addestrate  e senza l’ausilio delle armi convenzionali avrebbero messo in campo una strategia per evitare l’uso  fucili evitando così di attirare l’attenzione se usati in zona protetta favoriti dal fatto che i cani sono addestrati a non abbaiare.

Dopo appostamenti e pedinamenti è scattata l’operazione. Sono state seguiti i movimenti di tre persone  che si erano dislocate a circoscrivere un’ area all’interno dell’oasi permanente di protezione faunistica della Giara, dopodiché hanno liberato la muta di cani che, dopo breve tempo, hanno scovato, inseguito e azzannato un cinghiale.

Le tre persone sono state colte in flagranza di reato mentre finivano il povero cinghiale con una roncola sul collo.

Ai tre, oltre al reato di esercizio di caccia in zona protetta, è stato contestato il reato di uccisione di animale con l’aggravante della crudeltà, che prevede la pena sino a due anni di reclusione.

Il cinghiale è stato sottoposto a sequestro e a perizia veterinaria; inoltre i tre sono stati segnalati alla Questura per il ritiro del porto d’arma  Oltre ai reati penali sono state contestate inoltre violazioni amministrative alle norme sull’anagrafe canina per una sanzione  di oltre 1000 Euro.

L’operazione appena conclusa del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale  ha fatto emergere un nuovo fatto, di estrema gravità nel fenomeno della caccia di frodo in Sardegna. La sua pronta ed efficace repressione si inquadra nell’attività di contrasto al bracconaggio a tutela della fauna  selvatica e della biodiversità  che caratterizza le aree  naturali della Sardegna.

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