GEAPRESS – Le tracce fin troppo evidenti, non lasciano spazio a dubbi. Domenica 20 febbraio, nell’Oasi naturale del WWF di Monte Arcosu, in provincia di Cagliari, è stato ucciso un Cervo sardo. Sangue e peli, inconfondibili segni dell’attività del bracconiere.

L’Oasi di Monte Arcosu è un simbolo della protezione della natura in Italia. L’acquisto dei terreni da parte del WWF iniziò nel 1985 e venne completato nel 1996 con gli ultimi 600 ettari. In tutto 3600 ettari di natura incontaminata, ricca di vita (bracconieri permettando).

Quando il WWF inaugurò l’Oasi, rimanevano a Monte Arcosu gli ultimi cervi della Sardegna e con l’istituzione della Riserva si posero le basi per il loro ritorno in tutta l’isola. Ora, nella stessa area vi sono almeno 1200 cervi.

Secondo Antonio Canu, responsabile Oasi del WWF, si sono da qualche tempo riscontrati segnali di ripresa del bracconaggio lungo i confini dell’Oasi.
Un fenomeno che si sta rivitalizzando dopo tanti anni di battaglie – ha sottolineato Canu – e che deve preoccupare per intensità e diffusione. Ora l’episodio, gravissimo, appena all’interno dell’oasi“.

Il WWF aumenterà nei prossimi mesi le azioni di contrasto al bracconaggio, congiuntamente al Corpo Forestale della Regione Sardegna, già molto attivo in questo settore.

Nell’area del Comune di Capoterra, vicino alla riserva del WWF, il Corpo Forestale della Regione Sardegna aveva lo scorso fine dicembre individuato alcuni bracconieri i quali avevano già macellato un cervo preso al laccio. Venne ritrovato in tre pezzi dentro gli zaini (vedi articolo GeaPress). (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).