GEAPRESS – Si sono fatti furbi anche nel Sulcis, nelle alture della Sardegna sud occidentale. Per sfuggire ai controlli della Forze dell’Ordine i bracconieri di uccellini non trasportano con sé il furto di natura. Adottano un metodo già in uso nel bresciano, altro luogo afflitto dal fenomeno illegale dell’uccellagione. I sacchetti con gli uccellini spiumati vengono lasciati nei luoghi. Centinaia di pettirossi, tordi ed altri piccoli passeriformi che verranno poi venduti nei ristoranti compiacenti ma anche a privati grazie ad una lunga catena di complicità. A recuperare il sacchetto, penserà poi un campare. Batte sentieri secondari, forse di notte, per sfuggire più agevolmente ai controlli.

Ieri pomeriggio il gruppetto di presunti bracconieri, era già stato osservato nelle alture circostanti. Volti già noti, per specifici reati. Poi, pian piano, hanno raggiunto la piazzola dove avevano posteggiato i loro mezzi. Al loro arrivo, però, hanno trovato ad attenderli i Carabinieri. Potevano starsene zitti e farsi solamente identificare, ma appena hanno scorto i volontari antibracconaggio della LIPU non hanno retto all’ira. Si sono così scagliati, nonostante la presenza dei Carabinieri, con violente e ripetute minacce. Forse il ricordo delle 500 trappole appena tolte dai volontari tra i sentieri delle campagne di Capoterra.

Vi faremo un attentato” avrebbero promesso. Anzi no, già da subito, ma “siete fortunati che ci sono i Carabinieri“. Un’arroganza preoccupante che già lo scorso anno era costata un vero e proprio agguato al Presidente Nazionale della LIPU, Fulvio Mamone Capria. Mirato dall’alto di una collina da un novello bracconiere polifemo, che non esitò a scagliare contro di lui una grossa pietra. Gli sfiorò un piede, ma poteva andare molto peggio.

Le minacce ai nostri volontari – dichiara ora il Presidente della LIPU presente ieri nei luoghi – non sono accettabili da parte di chi non solo viola la legge ma pensa di essere impunito. Proprio per questo una relazione dettagliata di quanto accaduto – ha aggiunto Fulvio Mamone Capria – sarà consegnata ai Carabinieri di Capoterra, in quanto alcuni di questi soggetti sono residenti in quel Comune e già conosciuti dalle Forze dell’Ordine e dall’Autorità Giudiziaria perché sorpresi l’anno scorso con trappole e uccelli morti, e inoltre al Prefetto di Cagliari”.

Fatti ben classificabili, sia per i moventi che per gli stessi autori.

Contro i bracconieri servono misure di prevenzione che interdicano loro la frequentazione di aree boschive di Comuni diversi da quello della propria residenza – ha dichiarato Giovanni Malara Responsabile del Campo antibracconaggio “Basso Sulcis” della LIPU – In tal senso invitiamo il Questore di Cagliari a voler valutare l’adozione di tali provvedimenti preventivi previsti dalla legge nei confronti di chi vive di proventi ottenuti da attività illecite”.

Lo scopo dei bracconieri è di rifornire il mercato illegale delle “grive”, ovvero tordi spellati e cotti in acqua e sale. Vengono poi serviti (viscere comprese) con il mirto ed in numero di otto a formare la cosiddetta ‘pillonis de taccula’ (grive al mirto). Nessuno può garantire sullo stato di conservaizone delle carni. I bracconieri, infatti, gestiscono più sentieri trappolati, controllati con discontinuità. Il sale, però, copre gli umori della decomposizione ed il mirto (condimento forse non casuale) ha proprietà antisettiche. Nel cagliaritano, purtroppo, le grive sono un piatto tipico, specialmente a Natale. Vengono vendute, confezionate localmente, anche nei supermercati. Già nei giorni scorsi la LIPU aveva rivolto un appello a non consumare le “grive”.

Non solo le 500 trappoline, odiosi cappi in filo metallico, ma anche trappole per micromamifferi e cinghiali persi per sempre.   

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