GEAPRESS – Tordi, merli, pettirossi, in totale 473 uccelli rinvenuti assieme a quattro cinghiali catturati con i tremendi lacci-cappio. E poi, 9000 lacci di crine, ovvero 9000 singole trappole che vengono disposte a formare una piccolo cappio per i passeriformi attratti grazie ad un’esca sistemata dal bracconiere. Altri 275 lacci-cappio, di ben più grandi dimensioni ed il cavo metallico, utili a bloccare la libertà di cinghiali e cervi, oltre a materiale vario utile alla costruzione delle trappole.

Il tutto trovato nel corso della bonifica del territorio e delle perquisizioni domiciliari conseguenti al fermo di numerosi bracconieri colti in flagranza di reato mentre sistemavano le trappole lungo le pendici meridionali del massiccio dei Sette Fratelli e nella Foresta demaniale di Monti Nieddu tra Capoterra e Sarroch. Ad intervenire il Servizio Ispettorato Territoriale di Cagliari del Corpo Forestale che ha coinvolto personale delle Stazioni Forestali di Campuomu , Capoterra Castiadas, Muravera, Pula, Sinnai ed il Nucleo Investigativo. Il tutto all’interno di aree protette nelle località monti Sette Fratelli, agro di Maracalagonis e Sinnai, e nelle zone montane del basso Sulcis tra Capoterra e Domus de Maria.

Tre bracconieri sorpresi nelle campagne di Capoterra, uno in località Domus De Maria, mentre nel versante settentrionale del massiccio dei Sette Fratelli, sono state individuate e denunciate altre quattro persone anch’esse in attività di caccia illegale.

In questo periodo, specie nel cagliaritano, è in uso mangiare le (illegali) “grive”, ovvero tordi spellati e cotti in acqua e sale. Vengono poi serviti (viscere comprese) con il mirto ed in numero di otto a formare la cosiddetta ‘pillonis de taccula’ (grive al mirto). Il mercato illegale, ancora fiorente, alimenta un discreto numero di bracconieri specializzati nel settore.

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