GEAPRESS – 5.300 trappole per avifauna, tra cui 3.178 lacci in nylon e crine posizionati sugli alberi e 2.186 lacci a terra. Poi 72 trappole per ungulati, ovvero cavi d’acciaio per la cattura di cervi e cinghiali, ed una rete per la cattura dell’avifauna. A completare il bilancio della quindicesima campagna antibracconaggio, operata nel cagliaritano dalla LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) anche la neutralizzazione di oltre 7.300 armature in metallo per il posizionamento di lacci.

Volontari arrivati da ogni parte d’Italia che hanno operato congiuntamente al Corpo Forestale della Regione Sardegna e al Gruppo di Intervento Giuridico. Le aree maggiormente battute hanno interessato Capoterra, Uta, Assemini e Santadi, mentre tra i piccoli uccelli rinvenuti purtroppo già privi di vita, pettirosso, tordo bottaccio, fringuello e occhiocotto. Non sono mancati momenti di tensione, dovuti all’incontro con i bracconieri lungo i sentieri trappolati ed in corso di bonifica da parte dei volontari. Scontri verbali e minacce subito riferite all’autorità di polizia.

L’attenzione dei volontari è rivolta anche ai mercati dove vengono venduti i corpicini dell’avifauna catturata. Tra questi anche noti ristoranti del cagliaritano e i mercati di San Benedetto e di via Quirra. Esiti comunque negativi per un fenomeno che, almeno sotto il profilo della vendita al pubblico, sembra essere in diminuzione. Rimane, però, sempre allarmante la vastità del bracconaggio nei monti del cagliaritano. La LAC stima la presenza di un centinaio di bracconieri “fissi” più duecento “occasionali”, per il solo centro di Capoterra. Il tutto alimenta un giro d’affari di sensibili dimensioni. Basti considerare, dicono alla LAC, che una sola griva, ovvero lo spiedo di 8 tordi, costa al dettaglio del mercato illegale, non meno di un centinaio di euro.

A proposito degli interventi delle Forze dell’Ordine, Andrea Cucini e Maurizio Gatto, coordinatori della campagna anti-bracconaggio della LAC, hanno espresso soddisfazione per l’aiuto fornito dal Corpo Forestale e dai Carabinieri.

Siamo però convinti – hanno dichiarato i due Responsabili – della necessità di un impegno che deve essere molto più incisivo nei confronti degli acquirenti oltre che un deciso rafforzamento delle sanzioni, tra le quali sequestri dei mezzi utilizzati per il bracconaggio, ivi comprese le autovetture, ed ispezioni nei ristoranti e mercati“.

Il bracconaggio, ricordano alla LAC, è un vero e proprio danno al patrimonio ambientale, oltre che un vero e proprio furto ai danni dello Stato, ovvero a tutti noi.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati