GEAPRESS – Continua l’attività antibracconaggio dei volontari del CABS (Committe Against Bird Slaughter) nelle province di Cagliari e  Carbonia Iglesias. Questa volta, oltre allo smantellamento dei sentieri armati di trappole c’è pure il ritrovamento di resti anatomici. Inseguimenti, quelli messi in atto dai volontari, nella vallata di Gutturu Mannu. Due bracconieri osservati per giorni mentre si aggiravano in aree sensibili. Infine l’individuazione del sentiero trappolato.

Un grosso sentiero, riferiscono i volontari, armato di trappole per cinghiale. In tutto 141 lacci-cappio in spesso filo metallico. Alcuni nuovissimi, altri arrugginiti ma perfettamente funzionanti. Gli animali rimasti trappolati avevano continuato a girare attorno all’arbusto da cui pendeva il laccio. Per tale motivo erano rimaste le profonde buche nel terreno, scavate nel tentativo di liberarsi. Cappi in grado di uccidere dopo atroci sofferenze. Cinghiali ma anche cervi ed animali domestici. Uccidere ed amputare. Questo perché  il povero animale, nel tentativo di liberarsi dal morso del cappio, tira sempre più fino a far penetrare nelle carni il filo metallico. Peli e poi i resti forse di una probabile fuga.  Sulla trappola anche un  pezzo di zampa di cinghiale (vedi foto).

E’ questa la realtà del bracconaggio con le trappole. Una realtà che a leggere la sintesi giornalistica apparsa di recente in provincia di Trieste, sembrerebbe potere essere messa in discussione da una Sentenza. Una richiesta del PM, accolta dal GIP,  che avrebbe  assolto un bracconiere accusato di utilizzare trappole. E’ opportuno attendere le motivazioni, ma in base a quanto riportato dai cronisti di giudiziaria locale, sembrerebbe che il Giudice potesse aver giustificato il provvedimento con il fatto che i cinghiali arrecano danni. Se tale motivazione, per ora solo supposta, fosse realmente confermata, forse un intervento superiore, almeno per fare chiarezza, andrebbe fatto.

E’ opportuno ricordare – ha dichiarato Giovani Malara, Responsabile del campo antibracconaggio del CABS in Sardegna – che la cattura con mezzi non consentiti è un reato. Nell’attesa di conoscere le motivazioni della Sentenza di Trieste – ha aggiunto Malara – è fuori di dubbio che il bracconaggio non è strumento di gestione faunistica“. Per il Responsabile del CABS, non ci sarebbero estremi per  disapplicare la legge né tanto meno sostituirsi all’autorità amministrativa nell’individuazione degli strumenti di controllo delle popolazioni faunistiche.

Intanto, nei sentieri trappolati della Sardegna, continua l’attività dei volontari del CABS coadiuvati da attivisti della LAV e del Gruppo Antispecismo di Cagliari. Ogni trappola è sostenuta da due bastoncini di erica o fillirea. Sono tutte piazzate nei passaggi obbligati utilizzati dai cinghiali. Ovunque le tracce di barbare uccisioni.

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