GEAPRESS – Pure con le anfore di epoca romana. I bracconieri sardi non tralasciavano niente che potesse servire a fare soldi. Assieme all’armamentario per costruire e riparare trappole per la fauna selvatica gli Agenti del Corpo Forestale della Regione Sardegna, hanno infatti rinvenuto, ai cinque bracconieri, due anfore presumibilmente di epoca romana.

L’operazione condotta sabato scorso, si è svolta nel basso Sulcis e nel Serrabus, alle pendici della Foresta dei sette fratelli. Coordinata dal Servizio Ispettorato Territoriale di Cagliari, l’intervento ha coinvolto gli Agenti di sei distaccamenti (Campuomu, Capoterra Castiadas, Muravera, Pula, Sinnai e Teulada) ed il Nucleo Investigativo.

I cinque bracconieri sono stati colti in flagranza di reato mentre erano intenti a sistemare le trappole ed a catturare la selvaggina. Con loro avevano ben 215 uccelli, tra cui tordi, merli e pettirossi, 1500 lacci di crine (vengono utilizzati per la costruzione delle trappole per gli uccelli), 45 lacci per cinghiali e cervo, oltre che 25 reti per uccellagione. In più gli attrezzi necessari all’installazione ed evenutale riparazione delle trappole e le due anfore romane.

Tutti i cinque bracconieri sono stati denunciati e deferiti all’autorità giudiziaria. La loro attività non solo avviene in periodo di caccia chiusa, ma anche con mezzi non consentiti dalla legge. Già nel mese di febbraio, inoltre, molte specie hanno iniziato la stagione riproduttiva mentre sono già in transito i primi contingenti di migratori diretti a nidificare in Europa (bracconieri-tombaroli permettendo). (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).