GEAPRESS – I tordi erano già confezionati a gruppi di otto per le “tacculas”, ovvero il piatto di uccelletti bolliti in acqua salata e poi aromatizzati. In tutto 315 uccellini saltati fuori dal freezer dei due bracconieri di Capoterra (CA) che hanno subito la perquisizione domiciliare del Corpo Forestale della Regione Sardegna. Con tutta probabilità i corpicini sarebbero stati venduti ai ristoranti del cagliaritano. I due bracconieri erano stati sorpresi dal Corpo Forestale all’interno di un’oasi faunistica del Sulcis, intenti a prelevare i tordi rimasti uccisi nelle trappole a laccio precedentemente piazzate.

Secondo quanto riportato dall’Unione Sarda, ogni tacculas vale al ristorante ben 120 euro. Ovvero, il bottino della retata di appena due bracconieri avrebbe comportato un incasso prossimo ai cinquemila euro. In quel comprensorio operano centinaia di bracconieri ed alla vendita diretta bracconiere-consumatore un tordo viene venduto a non meno di sei-sette euro. Un bracconiere ha a disposizione interi sentieri. All’interno di ognuno di essi possono essere piazzati fino a 5000 lanci. I due bracconieri ne avevano in casa ben 1500, ovvero appena la manutenzione ordinaria di qualche sentiero reso operativo già da un paio di mesi. Gli stessi detenevano 160 cavetti di acciaio per la cattura dei cinghiali.

In una sola altra recente operazione di polizia venatoria portata a termine sempre dal Corpo Forestale della Regione Sardegna, sono stati sequestrati ben 9000 lacci di crine, ovvero dello stesso tipo dei due bracconieri ora sanzionati a Capoterra. In aggiunta ai lacci, nella precedente operazione, venivano rinvenuti reti per uccellagione ed il solito corredo di lacci d’acciaio per cinghiali. In più 115 uccellini morti, tra tordi, pettirossi e merli.

I numeri, considerati anche gli altri sequestri del Corpo Forestale sardo oltre che ai dati forniti dai campi antibraccanaggio di LAC e LIPU, dimostrano ancora una volta la drammaticità di un fenomeno che pur se ridimensionato rispetto ai passati anni ruggenti, non da cenni di volersi concludere. Al bracconiere poco importa del reato di natura contravvenzionale che gli viene contestato. Se incensurato è più probabile l’oblazione di poche centinaia di euro, mentre nella peggiore delle ipotesi ed a prescindere se ha catturato 5 o 500 uccellini, se la caverà con poche migliaia di euro da pagare. Se pagherà. A memoria, per gli uccellatori sardi, si ricorda un solo caso di un bracconiere incensurato che si fece qualche giorno di arresti domiciliari. Condannato a pagare, prima si rifiutò e poi la pena venne commutata in un obbligato soggiorno … a casa sua. Tra alti guadagni e pene irrisorie, a non volersi estinguere è ovviamente solo il bracconaggio. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).